A tu per tu con Ukulele

di Flavia Capolei

Abbiamo incontrato Emanuele – in arte Ukulele – prima che salisse sul palco di Largo Venue per esibirsi al Music Party Vol. 2, l’evento dello scorso 29/12 targato Sempre Positivi, per parlare della sua musica e del suo percorso come artista.

Sono qui con Emanuele, che tutti noi conosciamo come Ukulele, come stai? So che sei impaziente di esibirti

Ciao Flavia, sto bene, mi sento positivo e non vedo l’ora di cantare su questo palco.

Mi piace questa carica! Comincio subito con le domande: come definiresti Ukulele?

Che bella questa domanda! Comincio con specificare che Ukulele è più persona, che un personaggio. E’ un ragazzo normalissimo, che ha come passione la musica e che cerca di fare tutto ciò che gli piace per evitare di avere rimpianti.

Come mai hai scelto “Ukulele” come nome d’arte?

Devi sapere che mi sono sempre piaciuti i giochi di parole. Mi chiamo Emanuele e mi hanno sempre dato molti soprannomi ma, da quando ho iniziato a fare musica, tutti mi hanno affibbiato il nome Ukulele. Ci stava a pennello, allora ho voluto mantenerlo.

Chi sono le tue principali fonti di ispirazione?

Ascolto moltissima musica e ho molte fonti di ispirazione, talmente tante che se dovessi nominare tutti gli artisti, me ne scorderei sicuramente qualcuno: nello scenario globale direi Kanye West, Travis Scott e Paul Kalkbrenner; per quanto riguarda lo scenario italiano, tutta l’ondata  Rap e Trap dell’ultimo periodo.

Immagino non si stato facile arrivare fino a qui, quali sono stati i sacrifici che hai dovuto affrontare?

Secondo me i sacrifici sono sopratutto mentali: cominci a renderti conto di vivere solo per la musica e cominci a “trascurare” o addirittura “tralasciare” il resto, che sia lo studio, il lavoro, gli amici, la ragazza. Le persone che ti stanno intorno devono essere molto pazienti  e sopportare questa situazione.

Hai dei consigli da dare a chi volesse intraprendere il tuo stesso percorso?

Fatelo se siete disposti a non avere subito quello che sognavate. Io sono un sognatore, ma ho imparato che bisogna tener conto che non è facile diventare qualcuno o spiccare nella scena musicale. Va detto però, che se, nonostante la consapevolezza delle avversità e degli ostacoli che si incontrano, continuate imperterriti a rincorrere l’obiettivo e ad impegnarvi, allora è la strada giusta.

Ormai è da quasi un anno che fai parte del mondo musicale e hai raggiunto grandi traguardi, quali sono stati i momenti più brutti e più felici?

Ti assicuro che da quando sono entrato nell’etichetta ToomuchFresco sono stati più i momenti belli, però un momento tosto, che mi ha destabilizzato,è stato quando durante un live, mi sono reso conto di non aver fatto “il salto di qualità” che mi aspettavo. Quando prendi consapevolezza di una cosa simile, tendi a chiederti se potrai mai essere in grado di migliorare. Allo stesso tempo, però, è stato anche un momento positivo che mi ha spinto ad impegnarmi e a crederci sempre di più. Sono diventato migliorato sia come persona che come artista.

Ultimamente se si parla di Ukulele si pensa a Techno Love, che è un tuo nuovo pezzo e non solo, dicci qualcosa in più!

Tengo moltissimo a “Techno Love”, è l’ultimo brano che è uscito e insieme al pezzo “Non ti capisco” rappresenta  il nuovo mood che voglio trasmettere. È un concetto in cui non parlo di techno in senso stretto, bensì, esalto la musica e cerco di far capire che “sotto cassa” siamo tutti uguali: tu con tutti i tuoi problemi,  io con tutti i miei problemi, ci si diverte e ci si scorda di quello che ci riserva la quotidianità. Io canto d’amore per la vita. Tengo molto a specificarlo, Techno Love è un vero e proprio mood e spero che arrivi al maggior numero di persone possibili.

Siamo giunti all’ultima domanda. Quali sono i proposti che hai per il 2020 ?

Riuscire ad arrivare al 2021 contento come sono arrivato al 2020, soddisfatto di me, della mia crescita personale e musicale.

È sempre un piacere parlare con te, grazie per aver risposto a queste domane e buona fortuna per il live di oggi!

Grazie a te per avermi fatto queste domande e per avermi dato ancora una volta l’opportunità di raccontarmi.

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