Acqua azzurra, acqua chiara

Ocean Array Cleanup

I nostri oceani torneranno mai puliti?

by Filippo Nicolai

Anche se sono ancora lontano dal compiere i trent’anni, mi giungono voci di come questa sia una decade florida per la vita umana, si pensa alla famiglia, alla carriera, alla casa; si diviene propriamente adulti e si pianifica concretamente per il futuro. Tuttavia in questo stupendo scorcio di vita è appena entrata anche la Pacific Trash Vortex, la più grande isola di spazzatura che galleggia sulla superficie terrestre: si stima un’estensione della stessa che varia tra quella della penisola iberica e quella degli Stati Uniti.

Qualunque dei due estremi si voglia prendere definirei questa come una situazione abbastanza inquietante. Le iniziative di sensibilizzazione non sono state poche; tant’è che nel 2013 l’UNESCO ha deciso di riconosce a quest’accumulo il titolo di stato, denominandolo Garbage Patch State.

Come è facile vedere il problema è grave e fino a poco tempo fa senza nessuna soluzione. Nel 2013 un giovane ragazzo olandese, Boyan Slat, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria aerospaziale ha fondato una Ong, “Ocean cleanup”, avente lo scopo di pulire le superfici oceaniche. Ad oggi si è riusciti a sviluppare un prototipo l’Ocean Array Cleanup, che si prevede possa smaltire il 50% del macroagglomerato di spazzatura entro i prossimi 5 anni senza creare danni all’ecosistema e senza la necessità di sfruttare ingenti quantità di energia. Infatti, lo strumento è composto da una catena di barriere galleggianti lunghe due chilometri, senza reti che mediante lo sfruttamento delle stesse correnti che hanno portato alla creazione dell’isola di spazzatura convoglia la plastica verso enormi piattaforme funzionanti come una sorta di imbuto, meglio catalizzatore, che permette la raccolta della spazzatura; poi una volta al mese delle imbarcazioni si occuperanno della raccolta in seconda battuta per riportare a terra i rifiuti.

Il progetto è semplice ed apparentemente efficace e si spera funzioni in concreto, ma questa è una soluzione per un danno avvenuto; non sarebbe più corretto indirizzare i nostri comportamenti verso forme di prevenzione di questi possibili danni?

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