Anne Sexton e Sylvia Plath

Anne Sexton e Sylvia Plath

Il lato erotico della poesia confessionale femminile

by Beatrice De Negri

Le vite di Sylvia Plath e di Anne Sexton furono assolutamente non convenzionali, per motivi diversi, ma legate da quella che sarà poi definita “poesia confessionale” (incentrata sulle esperienze “non censurate” individuali degli autori).

Entrambe nascono nel Massachusetts negli anni ‘30, ma crescono con stili di vita nettamente diversi, mantenendo però due grandi tematiche comuni sia a livello biografico che poetico: il rapporto disastroso con la famiglia e la ribellione alle imposizioni.

Infatti, se Sylvia Plath crebbe in una famiglia modesta, di origini tedesche, da un docente universitario autoritario e oppressivo, la seconda nacque in una famiglia influente e rispettata, il padre era un industriale che aveva ottenuto successo nel campo della lana.

L’attività poetica della Plath inizia fin da subito, è una ragazza prodigio, accademica, che vince premi già in età adolescenziale e si rivela come una promessa.

Ma è durante i suoi anni universitari che la sua vita prende un’altra piega: il disturbo bipolare.

“È come se la mia vita fosse magicamente gestita da due correnti elettriche: positivo gioioso e disperato negativo – qualunque cosa stia correndo al momento domina la mia vita, la inonda”

La malattia la influenzerà sia a livello tematico che stilistico; ricorrenti sono infatti i concetti di angoscia, come le emozioni violente, le paure primordiali che renderanno la poetessa una squisita contraddizione umana.

Parliamo di contraddizioni perché è complicato definire la Plath, ella riesce a rendersi espressiva, dinamica, fondamentalmente uno spirito violento da opporre alla freddezza disarmante delle sue insicurezze e la ricorrente sfiducia esistenziale.

In maniera diametralmente opposta, la Sexton dopo essersi sposata giovanissima a soli 19 anni, non curandosi di proseguire gli studi,  decide di fare la modella.

La sua è una vita disinibita, ama i salotti, le feste e con la sua energia estatica riceve attenzioni di ogni genere, attitudine che la porterà velocemente al successo.

Dopo la nascita della sua primogenita cade in depressione e viene ricoverata per abuso d’alcool e psicofarmaci, ma è proprio in clinica che le viene suggerito di utilizzare la scrittura a scopo terapeutico.

“Il mio analista mi ha detto di scrivere […]cosa stessi provando, pensando e sognando.”

Quello che Anne Sexton è, si trova in maniera tremendamente precisa nelle sue righe: il modo esplicito di raccontarsi, la sincerità di una donna che ama il sesso, il divertimento e che si abbandona alla vita con coraggio, sono tutti elementi che  incollano alla lettura in maniera ipnotica.

Di recente è stata pubblicata la versione incensurata de i “Diari” di Sylvia Plath (in precedenza modificati dal marito) e ne è sorta una visione differente da quella che si è soliti avere, una versione più esplicita, che si accosta alla quella disinibita della Sexton.

Ebbene mi sono detta, perché non approfondire il lato erotico della questione? Non avendo trovato nessuna ragione per non farlo (dopotutto siamo in contesto letterario e tutto è permesso), ho deciso di scaldare queste giornate gelide con un pò di brio.

“C’era qualcosa stasera in Emile, un che di serio, un magnetismo chimico, che combacia con il mio umore proprio come le tessere di un gioco ad incastro. […] Era come se mi scorresse dentro una calda ondata di vino, un torpore elettrico, sonnolento.”

Leggiamo, all’inizio dei Diari, una giovane Sylvia che si affaccia alla sessualità, in preda a pulsioni che tenta di far emergere tra le righe, seppur con una certa ingenuità.

E se i primi corteggiamenti la portano a scoprirsi emotivamente, è solo l’incontro con Ted Hughes (futuro marito) ad una festa, il “semidio” su cui aveva fantasticato durante l’adolescenza, che la rende libera dall’inibizione e che la sprigiona dalle catene delle buone maniere.

“ […]E quando mi ha baciato il collo l’ho morso forte e a lungo sulla guancia e quando siamo usciti dalla stanza, gli colava il sangue dalla faccia […]E io ho gridato tra me e me, pensando: oh, darmi a te nello scontro, nella lotta.”

Tra le due grandi menti c’è un’attrazione fortissima, magnetica, nociva: la Plath sa da subito che va incontro al pericolo, eppure questa passione la affascina e si abbandona al desiderio.

Dopo l’incontro a Cambridge, Sylvia compone “Pursuit” una poesia “sulle oscure forze della lussuria”, dove il giovane poeta viene descritto come una potente pantera dalla quale non si può scappare, distruttiva quanto irresistibile e la Plath, in qualità di preda, si abbandona al piacere ed il suo sangue “si ravviva, risuonando nelle orecchie”.

E se la passione erotica apparentemente non risulta emblematica nella rinominata “Ariel, Leonessa di Dio”, per Anne Sexton è tutta un’altra storia.

Alla Sexton spetta il merito di essere stata la prima poetessa donna a scrivere di tematiche legate alla corporeità in maniera piuttosto esplicita, in un periodo non semplice, quello del “sogno americano”: gli anni ‘60.

Lei, eterna adolescente, narcisista,  stereotipo della donna egoista e volubile, imprime in maniera catartica l’erotismo nelle sue poesie, mostrandosi alla ricerca disperata di affetti.

La Sexton ha esperienza, sa di cosa parla, che sia dell’amore Saffico (“Canzone per una signora”), o del rapporto tormentato con il suo psichiatra, la ricerca di sé mediante emozioni forti si configura come una delle tante dipendenze.

Parlando di emozioni forti, mi sembra più che giusto inserire un estratto di uno dei suoi capolavori: “When man enters woman”.

“Quando l’uomo

entra nella donna

come l’onda scava la riva,

ripetutamente,

e la donna godendo apre la bocca

e i denti le luccicano

come un alfabeto,

il logos appare mungendo una stella,

e l’uomo

dentro la donna

stringe un nodo

perché loro due mai più

si separino[…]”

Beh, Chapeau, Anne!

Concludo a fatica, visto che ci sarebbe moltissimo altro da dire su queste due incredibili donne, legate dalla stessa tragica fine e che una volta si incontrarono pure, sorseggiando champagne e brindando alla morte.

Però, visto che siamo attaccati alla nostra pellaccia e che preferiamo un look più positivo, mi sono focalizzata su ciò che le ha tenute in vita e dato loro felicità, su quella che poi è la parte più bella della vita: l’amore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *