Arte Pubblica

Banksy

Bansky e i confini dell’arte

by Alessandro Nicolai

E’ la notizia che ha spopolato la scorsa settimana: il quadro che si auto-distrugge nel vero senso della parola. Mi riferisco all’eco mediatico riscontrato dall’opera del noto artista misterioso contemporaneo Bansky, la quale, durante lo svolgimento di un’asta, al momento della battuta definitiva, è divenuta carta coriandoli pronta per colorare il prossimo carnevale viareggino.

Ma andiamo con ordine e proviamo a ricostruire l’accaduto.

6 ottobre, Londra. Presso la casa d’asta Sotheby sta per essere venduto “Girl with baloon” con tanto di cronice autentica realizzata dallo stesso autore (ci tengo a sottolinearlo), una delle opere più famose di Bansky, artista e writer inglese dall’identità sconosciuta. Come da previsione, il quadro è oggetto dei desideri dei contendenti al punto che il suo prezzo di acquisto raggiunge il picco di 1,2 milioni di euro. Ma al momento della battuta finale riecheggia nella sala il suono di un allarme che preannuncia l’imprevedibile: l’opera inizia a scivolare lentamente verso il fondo della cornice, fuoriuscendo dal sostegno tagliata verticalmente; gli addetti alla sicurezza riescono ad intervenire per evitare la distruzione intera dell’opera e per salvare il salvabile.

A distanza di poche ore, tramite i suoi canali social, l’autore diffonde il video dell’installazione del meccanismo “trita carte” inserito all’interno del legno della cornice, spiegando che esso era destinato ad essere attivato manualmente al momento di un futuro ed eventuale pubblico incanto che avrebbe visto l’opera come oggetto di vendita.

Non bisogna sorprendersi troppo dell’accaduto, in considerazione dell’anticonformismo dell’autore: infatti Bansky non è nuovo a rendersi protagonista di gesti di aperta contestazione alla logica della mercificazione del genio creativo. Bansky è pur sempre uno dei massimi esponenti della street-art, ossia quella declinazione dell’arte contemporanea che contrappone all’oligopolio della dei musei e dei canali comunicativi restrittivi di ciò che considerato artistico una logica di pubblica fruizione dell’estro. Da ciò deriva una produzione destinata ad essere calata all’interno della quotidianità: principalmente graffiti e murales, realizzati con la tecnica dello stencil, che fa uso di mascherine sviluppate in laboratorio, su pubbliche mura. La filosofia che governa il suo operato si riflette non solo nelle modalità espressive ma anche nei contenuti: protagoniste delle sue opere sono quasi sempre scene di protesta sociale avverso i conflitti, le diseguaglianze sociali, la schiavitù ed il soffocamento dei sentimenti. Come esempio lampante, possiamo riferirci ai suoi interventi lungo il muro che separa Israele e la Cisgiordania raffiguranti bambini che cercano di abbattere o di aggirare i vincoli divisori della struttura, che finisce per diventare la stessa tela dei murales. Bansky è estremo difensore di un’espressione che, nata per essere pubblica, vuole rimanere tale. E la sua ultima trovata è la metafora del sacrificio dell’arte sull’altare della vanità del lucro: un’opera, al momento della sua privatizzazione, si snatura, perde di senso, rimane soffocata e muore; l’arte rifiuta la sua mercificazione, la sua quantificazione in termini monetari; l’arte trascende tutto ciò perché vuole essere libera, come l’idea che sta alle sue spalle. Questo è almeno il messaggio che Bansky ha voluto inviare a tutti noi.

Ma è davvero riuscito nel suo intento? Le opinioni sono discordanti: infatti La domanda che ci si è posti a proposito in questi giorni riguarda la valutabilità dei resti del quadro. Alcuni ritengono che possano ancora essere considerati un pezzo pregiato. In tal caso possono essere considerati alla stregua del suo antenato ante-asta oppure un qualcosa di nuovo. Altri ritengono che invece quanto residuato sia ormai carta straccia, adatta per svolgere i compiti di matematica. Tuttavia, non ne risentano le cattedre scientifiche, le considerazioni della prima fazione prevalgono nettamente. E allora il tutto rischia di tradursi in un assurdo: un’azione nata per contestare una logica di guadagno rischia di contribuire a far lievitare il prezzo dell’opera stessa, che ad oggi viene considerata come un vero e proprio unicum.

Quanto avvenuto è destinato ad alimentare per molti anni il dibattito su cosa sia arte e sui suoi meccanismi di fruizione. Non abbiamo gli elementi per valutare i risvolti dell’evento in quanto ad oggi non sappiamo ancora cosa accadrà. Di certo, possiamo già dire che Bansky è riuscito almeno nel suo intento di breve termine: stimolare una riflessione sui confini della libertà artistica.

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