Blockchain: la fine dell’evasione fiscale

Nuovi orizzonti prospettati dalla tecnologia sulla quale si basano le criptovalute

by Filippo Nicolai

Ormai sei mesi fa Bitcoin aveva toccato il suo apice, apparentemente si prospettava una scalata senza fine né orizzonte di arresto e nei mercati e tra la gente comune serpeggiava quel senso d’invidia, commisto alla classica “rosicata”, sempre per mantenere viva un po’ di romanità, di non averli acquistati quando il loro valore di mercato era qualche dollaro, o meglio centesimo di dollaro. “Ah, ad averlo saputo prima”. Ed ora?

Allo stato attuale delle cose il Bitcoin non è più tanto in voga, insomma sembra quasi che sia stato dimenticato come un successo musicale di un’estate, un “despacito” per intenderci. L’intero settore delle criptovalute sembra destinato ad una fine lenta e inesorabile, ma questo a noi non interessa.

Dunque quello su cui dobbiamo focalizzare l’attenzione è lo strumento sottostante all’intero settore che ne ha reso possibile la realizzazione e, soprattutto, la sua espansione: il “Sistema Blockchain”. Mi perdonino gli informatici, per le semplificazioni che seguiranno.

Blockchain, ossia “catena di blocchi”, può essere definito molto alla larga (intendo sottolineare come l’interpretazione qui presentata è solamente una delle declinazioni possibili del fenomeno) come un macrodatabase che archivia asset e transazioni su una rete di tipo peer-to-peer. Quindi può essere visto come un registro gigante di transazioni crittografate, che vengono lì segnate all’interno di “blocchi” che presentano i caratteri di immutabilità, permanenza e soprattutto trasparenza, grazie alle tecnologie informatiche sulle quali non ci si può soffermare; vi assicuro che è così.

Comunque sì, trasparenza. Difatti seppur ogni transazione all’interno del sistema è crittografata, è lì e lì resta in perpetuo, rendendola passibile di controllo in ogni momento.

Definito ciò in poche parole, forse eccessivamente poche, si vuole prospettare una tesi dalla quale può conseguire teoricamente una rivoluzione del nostro sistema tributario, e in genere di quelli di tutto il mondo. Buttiamo un occhio su quali siano i principi basilari dell’ordinamento tributario italiano.

L’art 53 della Costituzione nella sua prima parte recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Ma in concreto questa capacità contributiva come si viene a estrinsecare? Cos’è propriamente? Terremo conto in questo articolo solo dell’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) essendo questa l’imposta alla quale teoricamente tutti i soggetti persone fisiche, produttrici di reddito superante la soglia del c.d. “minimo vitale”, sono tenuti a soggiacere.

L’art 1 del Dpr 917/1986 si esprime in tal modo: “Presupposto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell’articolo 6.” Quindi ciò che fa scaturire l’obbligo legale di contribuzione alle pubbliche spese, nel caso di specie, è indicato nel c.d. “possesso di redditi”. Quindi si chiede, non potendone operare una disamina corretta in questa sede, di considerare alla buona il termine “possesso” come semplice nesso di appartenenza tra il soggetto e il reddito. Dunque venendo all’analisi di quest’ultima nozione si deve denotare come nel nostro sistema tributario il concetto di reddito sia stato, non univocamente, mutuato dalla scienza delle finanze e ascritto alla categoria specificante di reddito come “prodotto” riconducibile dunque ad un’attività o ad un atto di gestione produttivo di un incremento patrimoniale. Quindi nella realtà attuale un soggetto svolge un’attività che gli importa un incremento di ricchezza e proprio su tale incremento viene parametrata l’imposizione fiscale. Però vi sono altre categorie specializzanti del concetto di reddito; ad esempio secondo altri questo deve essere inteso come “spesa-consumo”, ossia si definisce quale sia la capacità contributiva di un soggetto in base a quanto esso spenda per l’acquisto di beni o servizi, basandosi su un nesso di inferenza statistica.

Operata tale ricognizione, si prospetta la tesi su accennata. Essa necessita chiaramente di alcune ipotesi sottostanti.

Per operare dunque una potenziale rivoluzione dei sistemi tributari di tutto il mondo, occorre preliminarmente introdurre una moneta digitale, sostitutiva del denaro contante, e registrare gli scambi della stessa contro un bene su un sistema Blockchain all’uopo creato.

Successivamente è necessario modificare la concezione legislativa di reddito – ricordiamo che attualmente è inteso come “prodotto” – passando ad una concezione di reddito inteso come “spesa-consumo”.

Definite queste due premesse, ogni acquisto sarà immediatamente visibile, seppur crittografato, sul “sistema di blocchi” e la spesa compiuta in un periodo d’imposta sarà dunque evidente. Da ciò deriva direttamente la possibilità di ricostruire in termini chiari e senza dubbi quantitativi il reddito, rendendo in tal modo impossibile ogni tentativo di occultamento della base imponibile (cd. Evasione fiscale).

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