Bohemian Rhapsody

Queen Bohemian Rhapsody

Song of the week #10 – Anyway the wind blows

by Giorgia Tombesi

In vista dell’uscita della pellicola che vede come protagonista Rami Malek nei panni di Freddie Mercury, mi sembrava quasi d’obbligo dedicare questa puntata a ripercorrere una delle più grandi opere d’arte prodotte nella storia della musica.
Bohemian Rhapsody fu pubblicata il 31 ottobre 1975 e inserita nell’album A Night at the Opera.
Il testo è diviso in diverse sezioni, ciascuna delle quali presenta una melodia che differisce dalla precedente.

Il brano inizia con un’introduzione corale cantata a cappella, poi diventa una ballata, con un pianoforte ad accompagnare le parole, lo stesso usato da Paul McCartney per registrare Hey Jude; dopo un assolo di chitarra molto sostenuto, prosegue come un’opera, per poi sfociare in graffianti sonorità hard rock e infine rifluire nella ballata iniziale, che si chiude con il rintocco di un gong.
Richiese sei settimane di lavoro in studio prima che si pervenisse alla versione definitiva. Per realizzare accuratamente la parte dell’opera, era necessario registrare le voci molte volte e, vista la mancanza di un numero così elevato di nastri, occorreva sovraincidere su quelli che avevano a disposizione.

Fu un lavoro monumentale: per un totale di circa 180 tracce vocali, i membri della band ricordano che i nastri erano divenuti pressoché trasparenti.
L’ispirazione per il titolo proviene presumibilmente dalle Hungarian Rhapsodies di Franz Liszt.
Il riferimento alla rapsodia evoca la struttura della canzone, in quanto termine che sta ad indicare un componimento musicale a schema libero, che si presenta come un susseguirsi di melodie, motivi, stati d’animo, talvolta anche molto diversi tra di loro. “Bohemian” allude, invece, al movimento culturale anticonformista che si era sviluppato in Francia intorno alla seconda metà dell’‘800.
Il chitarrista Brian May racconta che Freddie Mercury era solito buttare giù le idee su elenchi del telefono e pezzi di carta alla rinfusa, ed è ciò che fece anche per Bohemian Rhapsody.

Inizialmente, nessuno aveva un’idea ben delineata della canzone. Era tutto nella mente di Freddie e solo lui sapeva come sarebbe stata una volta assemblati i pezzi del puzzle.
Si tratta di una canzone lunga, della durata di 6 minuti. Venne consigliato alla band di tagliarla, ma si dichiararono fermamente contrari, sarebbe stato come elidere i diversi stati d’animo che ogni sezione esprimeva. Secondo la casa discografica questa petizione di principio gli sarebbe costata cara, nessuna stazione radiofonica avrebbe mai trasmesso un brano di quella lunghezza.
Intervenne lo speaker Kenny Everett a far ricredere la EMI, visto che trasmise Bohemian Rhapsody fino a 14 volte in due giorni.
Per l’esecuzione del brano in tour, la scelta del gruppo fu quella di lasciare il palco durante la sezione operistica e di riprodurre il videoclip – uno dei primi a scopo promozionale della storia della musica – per l’evidente difficoltà di eseguire fedelmente al disco quella parte, in quanto composta da numerose incisioni.

Freddie Mercury

Per ciò che attiene al significato della canzone, nonostante si siano delineate diverse teorie in merito, nessuna di esse è mai stata confermata.
In un’intervista con l’autrice Lesley-Ann Jones nel 1986, Freddie rimase molto vago, affermando semplicemente che il testo parlava di “relazioni”.
Ciò poteva richiamare la sua infanzia trascorsa a Zanzibar e il rapporto con la sua famiglia, teoria suffragata dalla presenza di termini religiosi –  i suoi genitori praticavano il zoroastrismo – come “Bismillah”, provienente dal Corano e che significa “Nel nome di Allah”
Oppure, secondo l’interpretazione maggiormente sostenuta, Freddie stava in realtà dichiarando la propria bisessualità (che, tra l’altro, era fortemente condannata all’interno della comunità zoroastriana).

“Mama, just killed a man
put a gun against his head,
pulled my trigger now he’s dead”
In molti hanno visto in questi versi un addio al “vecchio Freddie” da parte di uno nuovo che ha acquisito consapevolezza del proprio essere e della propria sessualità.
“I think people should just listen to it, think about it, and then make up their own minds as to what it says to them” aveva affermato però Freddie Mercury. Non aveva intenzione di imporre al suo pubblico un significato univoco da dare al testo in cui sentirsi costretti, voleva che ciascuno desse alle parole una visione personale.

Credo sia opportuno concludere con le eloquenti parole di Brian May:
“I do think Freddie enjoyed the fact there were so many interpretations of the lyrics. It’s an outlandish song. I think it’s beyond analysis. That’s not me trying to be evasive. I just think that’s why we love songs – they can do something to us that a piece of text can’t. I have my own ideas and feelings about Bohemian Rhapsody – but I hate talking about it, and I generally refuse.”

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