Cos’è il Clickbait?

Clickbait

Quello che bisogna sapere sul Clickbait

by Ludovico Proto

Inutile nasconderselo, i social hanno ormai assunto un ruolo quotidiano nelle nostre vite. Scrolliamo le bacheche con i post dei nostri amici e delle pagine che ci piacciono in qualsiasi momento, quando siamo in coda, quando siamo in bagno, quando vogliamo perdere tempo. Tra i video di un gattino e l’altro però, la grande innovazione portata dai social network è la possibilità di rimanere costantemente aggiornati sulle notizie provenienti da tutto il mondo e riguardanti ogni ambito, a tal punto da far diventare queste piattaforme il principale strumento di informazione, soprattutto tra i giovani.

Per questo si deve probabilmente ringraziare l’immediatezza con la quale è possibile accedere alla notizia, che è a portata di pollice, perchè con un semplice “tocco” ci si ritrova di fronte l’articolo o il video che ci interessa. Quel “tocco” però, per quanto possa sembrare apparentemente un gesto qualsiasi, quasi irrilevante, per molti può significare profitto economico e, per questo motivo, sono state ideate delle tecniche per fare in modo che le persone siano spinte ad aprire quella determinata notizia. La più famosa è senza dubbio il  Clickbait(o clickbaiting, tradotto “esca da click”), termine che indica un contenuto web la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile d’internauti per generare rendite pubblicitarie online.

Generalmente il clickbait si avvale di titoli accattivanti e sensazionalisti che incitano a cliccare link di carattere falso o truffaldino, facendo leva sull’aspetto emozionale di chi vi accede. Il suo obiettivo è quello di attirare chi apre questi link per incoraggiarli a condividerne il contenuto sui social network, aumentandone quindi in maniera esponenziale i proventi pubblicitari. Questi titoli accattivanti però, non ha solo l’effetto di “arricchire” chi li mette online, ma deformano spesso e volentieri la notizia in sé, perché si avvalgono di poche semplici parole, e questo, unito alla scarsa voglia di approfondire una notizia, porta spesso le persone ad “accontentarsi” di quello che pensano di aver capito.

Inevitabilmente, si genera una moltitudine di post che riportano pareri totalmente avulsi dalla notizia, spesso “indignati” (un esempio recente è la sentenza della cassazione sull’impossibilità di classificare lo stato d’ebbrezza di una ragazza stuprata come aggravante, per la quale il commento più gettonato era “Solo in Italia stuprare una ragazza ubriaca non è reato, che schifo), che, grazie alla rapidità di condivisione di pensiero, contribuiscono solo alla formazione di vere e proprie fake news.

E in un contesto storico in cui le “fake news” costituiscono un problema che viene dibattuto e affrontato quotidianamente, la soluzione migliore per ottenere informazioni veritiere e complete, oltre a leggere in maniera non superficiale gli articoli e diversificare le fonti da cui si apprende la notizia, è sicuramente quella di approfondire la conoscenza delle tecniche con le quali si prova ad “ingannare” i lettori, per non essere altri pesci che abboccano all’esca.

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