Domenico Lucano: Giustizia o Legalità?

Giustizia Legalità

Scopriamo insieme la storia di Domenico Lucano, sindaco di Riace

by Ludovico Proto

Domenico detto “Mimmo” Lucano, il sindaco di Riace, è l’uomo del momento. Già conosciuto alla stragrande maggioranza del pubblico per essere stato considerato dalla rivista Fortune nel 2016, uno degli uomini più potenti sulla Terra, negli ultimi giorni è stato indagato (e attualmente agli arresti domiciliari) per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Sarebbe emerso che Lucano e la sua compagna avessero architettato degli “espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci”, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia di migranti.

Prescindendo dal contenuto delle istruttorie portate avanti dal procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, che hanno creato non pochi dibattiti di carattere politico tra chi sostiene una politica migratoria più permissiva e chi invece è in linea con le decisioni dell’attuale governo, una dichiarazione rilasciata da Lucano e intercettata dalla Guardia di Finanza ha destato la mia attenzione: “Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge.”  Chiaramente si tratta di parole molto forti che, se svincolate da ogni tipo di ideologia strettamente politica, invitano ad una profonda riflessione: in questo caso, immedesimandosi nel sindaco di Riace si riesce a comprendere che, sulla base dei suoi valori e dei suoi ideali, ha preferito infrangere la legge per giungere ad un risultato che per lui “era quello giusto”, avendo percepito una forte discrasia tra il concetto di Giustizia (intesa come ciò che soddisfa la nostra moralità) e quello di Legalità (inteso come le leggi del nostro ordinamento). È giusto andare contro la legge se questa è ingiusta? Chiaro che se riflettiamo basandoci sulla nostra etica, risponderemmo molto probabilmente sì. Per fare un esempio, se una legge vietasse di mantenere rapporti familiare con i propri congiunti dopo il raggiungimento della maggiore età, la maggior parte delle persone la disapplicherebbe perché contrastante con i nostri valori. Molti descrivono la disobbedienza civile come l’unica possibile forma di autodifesa in presenza di leggi inique, ma è veramente così? Quali rischi si corrono nel non rispettare la legge? E cosa ben più importante, chi stabilisce se una legge è iniqua?

La labilità stessa del concetto di Giustizia, che inevitabilmente si scontra con la resistenza del “relativismo culturale” cioè sul concetto che, a seconda della cultura/società/educazione e altri valori sociali una stessa cosa può apparire come giusta e ingiusta, mina ogni applicazione pratica dell’idea di “disattendere delle leggi balorde”. È questo è facilmente deducibile dall’episodio che ho descritto in quest’articolo: se la legge che è stata disapplicata da Domenico Lucano fosse propriamente “ingiusta” non ci sarebbe state persone pronte a condannare il suo gesto da un punto di vista morale, non riferendosi al mancato rispetto dell’ordinamento, ma proprio considerando quella legge “giusta”. Nel momento in cui io avessi la possibilità di sottrarmi senza conseguenze ad una legge perché la ritengo ingiusta, questo ingenererebbe l’idea di non dover più sottostare a delle regole che non si condividono, andando a creare una situazione quantomeno di anarchia.

Ma, ed è questo forse il pensiero più importante, si possono prendere delle scelte, tra cui anche sottrarsi alla legge per raggiungere uno scopo moralmente più elevato. Scelte che possono essere condivise o meno sulla base di ciò che si ritiene giusto o ingiusto, senza dimenticarsi delle possibili conseguenze positive (ad esempio “l’ammirazione” di una parte della società e la possibilità di inviare un messaggio all’opinione pubblica) sia negative (ad esempio l’eventualità di essere perseguiti per la violazione di una legge), perché la legalità non può essere messa in discussione.

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