Ernia “68” – Pt. 1

Ernia
by Francesco Scossa

 

0. Il titolo del disco

La “68” non è altro che… un autobus. Niente di più. Una linea dell’ATM (Azienda Trasporti Miianesi), con un capolinea a Bonola (hinterland milanese) e l’altro a Via Bergognone, pieno centro di Milano. Paradossalmente, come tutti gli autobus, può partire da Bonola e arrivare a Via Bergognone, partendo dalla periferia ed arrivando al centro, o viceversa: questo è il motivo per cui il disco si può ascoltare in due modi diametralmente opposti.

Se si parte da King QT, letteralmente “Re del QT”, si parte dal momento più alto della carriera di un rapper, per definizione legato al quartiere, e si arriva a La paura, che non ha bisogno di molte spiegazioni, si percorre il declino di un’artista, che dall’apice della carriera arriva al fondo del barile, così come la 68 che parte da Via Bergognone e arriva a Bonola. Al contrario, se si parte da La paura, normale stato d’animo di chi si cimenta in qualcosa, e si arriva a King QT, ovvero al punto più alto della carriera di un rapper (2° volta), si percorre il tracciato della 68 che parte da Bonola e arriva a Via Bergognone, paradigma della carriera che può avere un giovane rapper milanese. Inoltre, la 68 è l’unico autobus che transita nel QT8, ovvero la zona dove abita Ernia: come a dire, l’unico modo per andarsene da qui, oppure per tornarci, è la 68. Nient’altro.

Conclusione: siccome non voglio la rovina di Ernia, recensirò il disco al contrario.

  1. La paura

In questa traccia Ernia parla a sé stesso dopo l’uscita di CUUU/67, ed esprime tutta la sua inquietudine nel futuro, per riuscire a dimostrare che quel disco non è stata solo fortuna. Nella prima parte l’ “Ernia pacato” parla all’ “Ernia paranoico”, con tono calmo ed esternando diverse motivazioni, tutte sensate e plausibili, ma a poco più di metà canzone, con una specie di carillon che rasenta l’inquietante, è l’”Ernia paranoico” che risponde: emblematica è la frase “… Tu non hai paura di non essere all’altezza? …”.

  1. Un pazzo

“Un pazzo” è una delle canzoni che senza dubbio mi ha più stupito. In primis, è un chiaro riferimento all’amato Fabrizio De Andrè, più precisamente a Un matto, contenuta in Non al denaro, non all’amore, né al cielo, che a sua volta è stato ispirato da L’antologia di Spoon River di E.L. Masters, contenente una serie di epitaffi (vedi: Epitaffio) immaginando che gli abitanti di un ipotetico villaggio chiamato Spoon river possano parlare di loro anche da morti, raccontando le loro gesta da lontano, da un’altra dimensione. In questo pezzo Ernia descrive l’esperienza del “pazzo” che, con l’avvicinarsi della maggiore età, inizia a pensare che l’amore possa essere l’unica cosa in grado di guarirlo: questa sua tesi viene smentita dal rifiuto di una ragazza con cui prova ad instaurare un rapporto.

… Così che il pazzo di aspetto non brutto

Si disse presto: “O la spacca o la va”

E si fece avanti, forse un po’ goffo

Pronto a sfidare quella complicità

Ma le ragazze di quel quartiere

Fuori dal centro conoscevano già

E si trovò addosso dita puntate

E le risate di chi amare non sa …”

Il pezzo si chiude con la riflessione del pazzo, addolorato dal rifiuto, che in questo mondo esistono solamente due tipi di amore: quello per pazzia e quello per guadagno.

  1. QQQ

Questo disco non è un completo “stream of consciousness” (Vedi: Flusso di coscienza) come direbbe Joyce, ci sono anche dei pezzi di puro rap: il tamarro che è in me ringrazia per questo.

QQQ altro non è che la ripetizione della prima lettera del quartiere dove vive Ernia, ovvero “QT8”, una dimostrazione dell’attaccamento al quartiere, tipica nel rap (Vedi: Colle der Fomento – Il cielo su Roma). La cosa più interessante del pezzo, oltre all’indiscussa arroganza delle due strofe, è il bridge (la parte che collega la strofa al ritornello), in cui cita Gandhi per la capacità di realizzare gli obiettivi senza usare la forza, Antoni Gaudì per l’utilizzo della luce, il cantante Marvin Gaye, a cui è stato assegnato un Grammy postumo e Martin Luther King: questa non ha senso spiegarla.

… Gandhi: Conquisto senza toccarli

Gaudì: Metto in luce i miei traguardi

Marvin: Per la mia carriera è un Grammy

Martin: I miei sogni realizzarsi …

Ernia non si esime dall’esprimersi lo stato semi–pietoso della scena rap italiana, dove la forbice tra i fenomeni e gli scarsi è sempre più ampia: nonostante lui stesso sia saltato con un balzo da una lama all’altra della forbice, infiniti sono quelli che ci sono caduti e sono finiti a scimmiottare Sfera Ebbasta e scrivendo testi senza senso.

… Il mio collega medio è un fattone

Un deficiente con il deficit di attenzione

Non ha gusto proprio, fra’, e segue le mode

Praticamente lo starter pack del minchione …

Come dice Luchè, “… la trap sta morendo e tu ne resti intrappolato …”. L’ultima citazione riguarda ancora la seconda strofa, in cui Ernia rappa “… Si, con la testa faccio Si, si …”, riferendosi ad uno dei pezzi storici di Marracash, “Si si con la testa” (Marracash – Sì sì con la testa).

  1. Sigarette (L’inizio)

Sigarette è la prima metà di un pezzo diviso in due parti: Sigarette e Tosse. La prima parte della storia racconta di Ernia che discute con la sua ragazza (forse quella che inizialmente non era riuscito a conquistare in Un pazzo?); durante il confronto la sua ragazza se ne va, portandosi via le sigarette. Ernia torna a prendersele e, nonostante la discussione, vorrebbe farlo, ma lei fa finta di dormire. Nel ritornello c’è anche una citazione a La pula bussò di Fabri Fibra (Fabri Fibra – E la pula bussò).

… Adesso ti lascio raccontare, lascio raccontare …

La seconda strofa esprime a pieno l’incertezza di Ernia, che si trova in una situazione che non immaginava minimamente qualche anno fa, quando si immaginava su un’Audi TT con al fianco una donna formosa, mentre si trova in una specie di gabbia mentale, proprio come Titti.

… E invece fumo in una gabbia, Titti …

Il pezzo finisce con Ernia che tossisce, funzionando da ponte con Tosse (La fine).

  1. Paranoia Mia

Paranoia Mia poteva essere solamente dopo Sigarette: è il pezzo più riflessivo del disco. Subito dopo il confronto con la tipa, che forse altri non è che la personificazione della paura, (altro paragone con Kendrick Lamar: nei suoi dischi parla sempre di incontri e visioni con il demonio), Ernia elenca tutte le sfaccettature della paranoia che lo perseguita, con paragoni e figure retoriche che sono in grado di rendere l’angoscia di Ernia un paio di jeans che possiamo provare tutti. L’ha definita in vari modi, da un fiume in piena, alla defenestrazione di Praga (Defenestrazione di Praga del 1618), termiti che sbucano dagli angoli, lancette che fanno il suono di zampe degli insetti. Ma dopotutto, come disse lo stesso Ernia poco prima di far uscire il disco “… Vorrei dire al me stesso del 2012 di non aver paura, ma se glielo dicessi non diventerebbe quello che è ora …”, quindi forse più che uscire dalla paranoia, è meglio saperla gestire: se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo.

  1. Bro (feat. Tedua)

A me la trap piace quando è ben fatta, come Vegas Jones e pochi altri. Tedua non rientra tra questi, anche perché fondamentalmente non si capisce un cazzo quando rappa.

Spoiler: Ernia ha fatto una strofa monumentale, quindi andate a sentire solamente la sua.

Avanti la prossima.

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