Hollaback Girl

Song of the week #7 – I ain’t no hollaback girl!

by Giorgia Tombesi

Il settimo episodio di questa rubrica prende in esame una canzone che si discosta dai generi analizzati in precedenza.
Siamo nel più recente 2004 e Gwen Stefani sta per pubblicare il suo primo album da solista, Love. Angel. Music. Baby. (meglio conosciuto come L.A.M.B.), dopo aver cantato per molti anni nei No Doubt.

L’idea dell’album nacque dal voler sperimentare una rivisitazione della musica pop e dance degli anni ’80 ma la cantante non era sicura di come i fan del gruppo avrebbero potuto reagire alla notizia dell’uscita del disco.
Tra blocchi creativi e altre vicissitudini, che superò grazie all’aiuto dei produttori Pharrel Williams e Chad Hugo, il lancio del disco era alle porte; ma mancava qualcosa.

Mancava quella che la stessa Gwen definì “her attitude song”. Hollaback Girl fu il frutto di una critica che le era stata mossa poco tempo prima e dalla voglia di mostrare a tutti chi era a comandare nel panorama musicale.
Courtney Love, cantante grunge e vedova del compianto Kurt Cobain, in un’intervista rilasciata al periodico Seventeen aveva definito la Stefani, con toni piuttosto denigratori, una cheerleader.
“Essere famosa è come trovarsi al liceo anche se non m’interessa fare la cheerleader. Non m’interessa essere come Gwen Stefani. Lei fa la cheerleader, mentre io sono fuori nel capannone dei fumatori”
Gwen Stefani, divertita dal commento fatto nei suoi riguardi, decise di convogliare le sue emozioni in un nuovo brano e dare una risposta di grande impatto alla Love.

Nel 2005 in un’intervista al settimanale britannico New Musical Express, Gwen ha tolto ogni dubbio in merito a chi fosse dedicata Hollaback Girl: «Come saprai una volta una persona mi ha definita una cheerleader con parole offensive, io che non sono mai stata cheerleader. Perciò mi sono detta: “Be’, fottiti. Vuoi che faccia la cheerleader? Perfetto, ti accontenterò. E dominerò il mondo intero, per cui stai attenta.”»
“I heard that you were talking shit
And you didn’t think that I would hear it
People hear you talking like that, getting everybody fired up
So I’m ready to attack, gonna lead the pack
Gonna get a touchdown, gonna take you out
That’s right, put your pom-poms down, getting everybody fired up”

L’aggettivo “hollaback” non ha una vera e propria traduzione.  Quando qualcuno “hollas” (ossia, quando qualcuno ci urla contro), l’altro generalmente “hollas back”, risponde a sua volta con un insulto verbale e non porta mai il confronto a un livello successivo.
Non è questo il caso di Gwen Stefani, che non intende piagnucolare come una cheerleader e limitarsi a un bieco insulto, ma che afferma con fierezza “I ain’t no hollaback girl”.
Il videoclip è ambientato in un liceo di Los Angeles e Gwen è il capitano delle cheerleader. All’inizio del video scatta una foto alle Harajuku Girls, le ballerine giapponesi che la accampagnano nelle sue esibizioni, con cui subito dopo sale a bordo di una fiammante Chevrolet decappottabile e, seguita da una folla di studenti, raggiunge la Birmingham High School.

Nonostante il successo raggiunto, la canzone ha suscitato reazioni controverse nel pubblico e non fu di certo esente da critiche. In particolare, venne fortemente disapprovata la frase “This s#!@ is bananas!” presente anche sulla copertina del singolo. Ha fatto storcere il naso il fatto che una donna che aveva già superato i trenta cantasse di pompon e majorette e si atteggiasse come un’adolescente: secondo alcuni dava un’immagine umiliante di sé stessa.
Ad ogni modo de gustibus non disputandum est. È indubbio che Hollaback girl sia stato uno dei maggiori successi degli anni 2000 e abbia raggiunto la vetta di molte classifiche a livello mondiale. Credo che Gwen possa ritenersi più che soddisfatta.

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