I problemi reali del cambiamento climatico

Cambiamento climatico

Quali pericoli reali stiamo rischiando?

by Alessandro Nicolai

Nelle puntate precedenti ci siamo concentrati sulle conseguenze a livello planetario del riscaldamento terrestre, riempiendoci la bocca di dati e statistiche forse avvertiti troppo lontani per poter essere compresi fino in fondo. Quindi, per i più rigidi oltranzisti difensori del carbon fossile, offriamo un buona pinta di birra e tante valide argomentazioni per farli ragionare sull’effettività delle complicazioni: anzi, mi sa che dovremmo accontentarci della coca-cola…

Forse sarà considerato un bene per chi soffre gli incubi dei diavoli tentatori, ma per il restante 99,99% della popolazione terrestre è una vera e propria sventura: l’ultima ricerca condotta da un gruppo di esperti ha evidenziato come i cambiamenti climatici incideranno profondamente sulla nostra amata birra, conducendola all’estinzione.

Questo è lo scenario sobriamente apocalittico tratteggiato dal pool di esperti provenienti dalla Peking University di Pechino e da altri istituti apparso su “Nature plants” circa le conseguenze catastrofiche ed ineluttabili se non cambiamo i nostri stili di vita al più presto: persino le coltivazioni di orzo, componente principale della birra, potrebbero essere drasticamente ridotte dalle nuove lancette del termometro. In particolare l’esperimento condotto si è basato su di un’analisi comparata di 5 situazioni ambientali prospettabili nel prossimo futuro, le quali hanno evidenziato la compatibilità con una produzione di orzo ridotta di un livello ricompreso tra il 3 ed il 17% rispetto ai valori odierni. Siffatti esiti determinerebbero una diminuzione esponenziale della produzione di birra che a sua volta significherebbe innalzamento dei costi. Ovviamente le conseguenze sarebbero avvertite in maniera diversa a seconda della situazione economica dello stato e della propensione al consumo della birra, ma in ogni caso gli echi si diffonderebbero ai  4 angoli della terra. Secondo i risultati, gli esiti sarebbero fortemente distorsivi nel mercato irlandese dove gli aumenti di prezzo sono stimati fino al 338% in aumento: follia.

Non è la prima volta che vegano proiettati i fari su queste tematiche. Le stesse relazioni presentate alla Commissione europea durante lo scorso anno hanno manifestato preoccupazioni  in merito. Gli esperti  EU sostengono che “anche bassi livelli di riscaldamento globale ridurranno la produzione agricola e scateneranno una maggiore variabilità della produzione nelle regioni mondiali a minore latitudine. Gli effetti negativi sulle produzioni agricole verranno esacerbate da eventi climatici estremi più frequenti (come inondazioni, ondate di calore e siccità). I piccoli agricoltori e gli agricoltori di sussistenza verranno particolarmente colpiti poichè hanno minore capacità di adattamento. Ciò aumenterà il rischio di carestie, specialmente nel continente africano”. (Fonte: Commissione Europea  Direzione Generale dell ’Agricoltura e dello Sviluppo rurale).

Tralasciando le mie teorie complottiste che vedono come burattinai di queste teorie non tanto scienziati e ricercatori quanto piuttosto la folta schiera di giovani amaramente sconfitti nei  vani tentativi di battermi a beer pong, la morale è chiara: di questo passo rischiamo di dover rinunciare a quelli che ci sembrano i più semplici gesti, come una buona peroni in compagnia, per colpa dell’ottusa sfida dell’uomo lanciata all’ambiente. Dobbiamo capire che fare del male alla natura significa fare del male a noi stessi.

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