JoJo’s Bizarre Adventures: l’estetica che aliena

JoJo’s Bizarre Adventures
by Gianluca Strano

Le bizzarre avventure di JoJo (ジョジョの奇妙な冒険 Jojo no kimyō na bōken) è un manga scritto e disegnato da Hirohiko Araki, pubblicato in Giappone dal 1987 sulla rivista shōnenWeekly Shōnen Jump della casa editrice Shūeisha e dal 2005 sul mensile seinen Ultra Jump. In Italia è pubblicato dalla Star Comics dal 1993. Nell’ottobre 2012 è cominciata una serie televisiva anime che ha adattato i primi quattro archi narrativi. La storia è articolata intorno alle peripezie della famiglia Joestar; ciascuna delle serie si sofferma sulle avventure di uno dei suoi discendenti, e ognuna si svolge in un diverso momento storico. Tutti i protagonisti ottengono in una maniera o nell’altra il nomignolo “JoJo”.

La trama

Parte 1: Phantom Blood (ファントムブラッド Fantomu Buraddo)

Il protagonista Jonathan Joestar, vive a Liverpool nell’Inghilterra di fine XIX secolo, è il figlio del ricco lord George Joestar I. Questi adotta Dio Brando, coetaneo di Jonathan e figlio di Dario Brando, uno sbandato che lo stava derubando a seguito di un incidente e che lui crede gli abbia salvato la vita. Dio, la cui vera indole è ambiziosa e perversa, vuole impadronirsi del casato dei Joestar. Scoperto e messo alle corde, usa su di sé la “Maschera di Pietra”, un portentoso artefatto di origine azteca in grado di trasformare l’uomo in un vampiro immortale, il cui unico punto debole è la luce solare. Per affrontarlo, Jonathan apprende la tecnica delle “onde concentriche” dal misterioso avventuriero Will Antonio Zeppeli, grazie alla quale può scontrarsi con zombie e cavalieri medievali evocati da Dio Brando, tra i quali Jack lo Squartatore, Bruford, Tarkus, e Doobie lo spettro, fino allo scontro finale con il nemico.

Parte 2: Battle Tendency (戦闘潮流 Sentō chōryū)

La seconda serie racconta le avventure del nipote di Jonathan, Joseph Joestar, ed è ambientata in varie località tra cui New York, Messico, Italia e Svizzera. L’anno è il 1938 e in Messico e a Roma si scopre l’esistenza di misteriosi esseri, inglobati nella pietra, che secondo una profezia stanno per risvegliarsi. Sono i creatori delle maschere di pietra, il cui obiettivo è impadronirsi della Pietra Rossa dell’Aja, necessaria per il funzionamento di una speciale maschera in grado di renderli immuni alle sole cose che possono danneggiarli: il sole e le onde concentriche. Con l’aiuto di Caesar Antonio Zeppeli (nipote italiano di Will A. Zeppeli) e della misteriosa Lisa Lisa, Joseph si allena a Venezia per affinare il potere delle onde concentriche ereditato dal nonno. I tre protagonisti si muovono dall’Italia alla Svizzera per impedire che le creature si impadroniscano della pietra e per affrontarle.

Parte 3: Stardust Crusaders (スターダストクルセイダー ス Sutādasuto Kuruseidāsu)

La storia prende parte nel 1987 con la notizia che Dio Brando, dato per morto dopo lo scontro finale con Jonathan Joestar al termine della prima serie, è in realtà ancora vivo: la sua testa, staccatasi dal corpo, riuscì negli ultimi attimi prima dell’esplosione ad appropriarsi del corpo di Jonathan Joestar, per poi rinchiudersi in una bara e sprofondare nelle profondità marine. Quasi cento anni dopo, la bara viene recuperata e portata in superficie da un gruppo di incauti marinai. Il nuovo JoJo, Jotaro Kujo, nipote giapponese di Joseph Joestar, scopre di essere un portatore di “Stand”: una estensione del corpo e della mente del suo portatore, generata dalla sua stessa energia vitale. Questo potere è risvegliato nella famiglia Joestar dai “segnali di pericolo” inviati dal corpo di Jonathan Joestar, di cui Dio Brando si è impadronito. Lo Stand, i cui poteri differiscono da persona a persona, viene controllato con successo da Jotaro (Star Platinum) e Joseph (Hermit Purple), ma rischia di uccidere Holly Joestar, la madre di Jotaro e figlia di Joseph: l’unico rimedio per evitare la morte è uccidere la fonte del male, Dio Brando, che dimora in un antico palazzo de Il Cairo, in Egitto. Inizia così un avventuroso viaggio dal Giappone fino all’Egitto attraverso l’Asia, nel quale Jotaro e il suo gruppo di alleati portatori di Stand (tra cui l’ultrasessantenne Joseph Joestar) affrontano numerosi nemici anch’essi dotati di Stand, al servizio di Dio Brando.

Parte 4: Diamond is Unbreakable (ダイヤモンドは砕けな い Daiyamondo wa kudakenai)

Siamo nel 1999 e il nuovo protagonista è Josuke Higashikata, figlio illegittimo dell’attempato Joseph Joestar. Recatosi nella cittadina
giapponese di Morio-cho (fittizia) per metterlo in guardia da un’oscura minaccia che incombe sulla città, Jotaro incontra questo suo zio che ha soli sedici anni e gli insegna ad avvalersi del suo potere Stand. Nella piccola cittadina Jotaro e Josuke vanno alla ricerca dell’Arco e della Freccia, un misterioso artefatto con il potere di risvegliare il potere stand di chi ne viene trafitto (pare che fosse in possesso della vecchia Enya nella terza serie, il che spiega come Dio abbia potuto mettere assieme in breve tempo un così vasto numero di portatori di stand), per evitare che rimanga nelle mani sbagliate: infatti molti cittadini di Morio-cho cominciano a sviluppare poteri che si fanno sempre più bizzarri. L’intera serie si svolge nella cittadina di Morio, e il più delle volte gli eroi e i nemici si incontrano e si scontrano mentre sono alle prese con la vita di tutti i giorni. Il principale antagonista della serie è Yoshikage Kira, un serial killer dotato di stand (battezzato “Killer Queen”) che non vuole assolutamente rinunciare alla sua esistenza tranquilla e ha inscenato per tutta la vita una falsa mediocrità per essere “lasciato in pace”.

(fonte: Wikipedia).

Questi gli archi narrativi riadattati fino ad ora dal manga, una serie di avventure che vantano, senza ombra di dubbio, un’originalità fuori dal comune.

Il parere comune:

1.Sembra la versione 2.0 di Ken il Guerriero;

2.Quelle pose sono del tutto innaturali;

3.Ma perché ha fatto questa o quella puntata?;

4.Quel potere non ha senso.

La voce fuori dal coro:

1.“Sembra la versione 2.0 di Ken il Guerriero”: vero, e non ci vedo niente di male; l’estetica nerboruta, quell’espressività arcigna, miste ad una serie di accortezze che rendono davvero unico il prodotto finale. In mezzo a tanti anime che possiamo definire più o meno come la “copia della copia della citazione alla copia dell’originale”, un progetto così smaliziato, pieno di stranezze che farebbero sobbalzare anche il fan più sfegatato di David Lynch non può che far del bene.

2.“Quelle pose sono del tutto innaturali” e, parliamoci chiaro, tirano fuori sorrisi a chiunque. La mentalità è “semplice” da capire, una volta entrati nel mood giusto, al punto che, man mano che si va avanti, si desidera di vedere la posa successiva, anche solo a scopo ricreativo; JoJo’s Bizarre Adventures non nasce con un intento particolarmente serioso, banalmente vuole essere la valvola di sfogo di un autore ricco di problemi e di inventiva (è noto a tutti che le due cose vadano particolarmente a braccetto), il tutto infarcito di un citazionismo folk non indifferente.

3.“Ma perché ha fatto questa o quella puntata?” Perché gli andava. La magia è anche questa: ogni episodio che, in un qualsiasi altro anime, verrebbe categorizzato come filler, in JoJo’s Bizarre Adventures fa parte del processo creativo, risulta come il probabile riflesso di qualcosa che possa aver influenzato l’autore il giorno prima, e va apprezzato per quello che è, prendere o lasciare. È vero che una trama di base c’è e si sviluppa di episodio in episodio, ma non c’è fretta, d’altronde quasi ogni puntata potrebbe essere tanto un cliff hunger quanto un’autoconclusiva.

4.“Quel potere non ha senso”. Vero, di partenza non ne ha, ma se apri la mente al punto da accettare le premesse del prodotto, ad un certo punto non è più la logica Afar da padrona, bensì la creatività, oltre alla capacità dell’autore di incastrare alla perfezione questo o quel potere con quello dell’avversario; ogni personaggio è profondamente legato alle proprie capacità, specchio limpido del character design, nel bene e nel male, tanto che, nella follia, c’è una coerenza maniacale.

Parere finale:

JoJo’s Bizarre Adventures è tutto questo e molto altro: le prospettive folli e i colori che cambiano da una scena all’altra, modificando qualunque palette cromatica precedente, facendo respirare un’atmosfera che, nelle stagioni avanzate, strizza non poco l’occhio alla vaporwave. Ogni personaggio è degno di nota, anche per una caratteristica che, per molti, potrebbe essere una sciocchezza, qui diventa una finezza.

In definitiva, 8.5/10.

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