La Donna dall’ottimismo epigenetico

Rita Levi Montalcini

Girls just wanna have fun

by Beatrice De Negri

Di Rita Levi Montalcini non è noto il quoziente intellettivo. Immagino non fosse indifferente, eppure questa minuta signora dai capelli bianchi e dall’aspetto gracile, non ha mai dato troppa importanza a questi dettagli “superflui”.

Il futuro premio Nobel nasce, insieme alla sorella gemella Paola, a Torino il 22 aprile del 1909 in una famiglia di ebrei sefarditi; il loro padre Adamo Levi era ingegnere e matematico e la loro madre Adele Montalcini, pittrice.

Crebbe immersa nella cultura ed ebbe un’infanzia felice: il padre le trasmise l’amore per i saperi scientifici, la madre per un sapere più libero e “romantico”. Rita, tuttavia, scopre subito i limiti imposti alla donna: l’intelligenza deve trapelare con moderazione e la vita coniugale deve essere una priorità assoluta.

La scienziata però rompe gli schemi e comprende sin da subito che il suo destino sarà altro: la carriera scientifica.

Dopo la laurea con la lode in Medicina e Chirurgia a Torino, si pone l’obiettivo di approfondire lo studio del sistema nervoso, ma a causa delle leggi razziali del 1938, non completa la specialistica in Italia, bensì si trova costretta a scappare in Belgio, pur continuando a coltivare la sua passione.

E ce la fa. All’età di 77 anni (nel 1986) riceve l’onorificenza più alta, ossia il premio Nobel per la medicina, che condivide con il collega Stanley Cohen, con il quale aveva collaborato.

Per scendere nello specifico e acculturarci un poco, ma non troppo, spiegherò in poche parole il valore ed il contenuto della sua scoperta.

La sua attività di ricerca inizia sostenendo l’importanza della regolare morte dei neuroni durante la fase di sviluppo embrionale.

Ipotizza, insieme ai colleghi, che alcuni segnali (“bersaglio-dipendenti”) agiscano per regolare il numero di neuroni che sopravvive allo sviluppo nervoso, meccanismo il quale, successivamente, identificheranno con la proteina segnale NGF.

Per provare ciò, la Montalcini insieme al suo team, prepararó degli anticorpi specifici che avrebbero dovuto bloccare l’attività della proteina; l’esperimento vide effettivamente la degenerazione dei gangli simpatici. Una volta confermato il ruolo fondamentale della proteina quale fattore di sopravvivenza, di mantenimento e nutrimento di questi neuroni (sensitivi e simpatici), si comprese come a livello pratico, lo studio della NGF fosse utile per trovare una cura a malattie come i tumori, oppure a malattie neurodegenerative, come ad esempio l’Alzheimer.

Beh.. non proprio robetta.

Nonostante ciò, sarebbe superficiale dedicarsi esclusivamente alla sua carriera scientifica ed ignorare la sua personalità.

Infatti la Montalcini, grazie al suo spirito di auto-emancipazione, e’ considerata una delle prime donne “libere” italiane.

Ella intraprende fin da subito una coraggiosa lotta nell’ambito dell’istruzione femminile, focalizzandosi sui paesi del Terzo Mondo, offrendo borse di studio alle studentesse africane, fino a istituire nel 1992 la Fondazione Rita Levi-Montalcini.

E’ un azzardo associare il termine “femminismo” alla Montalcini: il suo atteggiamento si è contraddistinto in modo del tutto particolare, autentico, in opposizione alla sterilità dei movimenti femminili, bensì sostenendo il riscatto delle donne mediante le capacità, la dedizione e l’incessante impegno a favore della ricerca.

<<[…] Durante il periodo delle leggi razziali ho avuto difficoltà ma non sono mai stata pessimista, per me l’ottimismo è stato sempre più forte della paura. Una volta inserita nel mondo accademico non ho avuto alcun problema con i colleghi maschi […]>>

Il messaggio è chiaro: per riscattarsi, al gentil sesso non servono grida e dispute sulla “grammatica italiana”; nonostante la situazione precaria ed umiliante in cui noi donne ancora oggi ci troviamo, ciò’ che occorre sono volontà, istruzione e un incessante ottimismo.

Proprio per sottolineare il suo ottimismo, concludo con il celebre messaggio dedicato ai giovani, ai quali la scienziata dedica la restante parte della sua vita, cercando di trasmettere la sua consapevolezza:  «le difficoltà e gli intralci, di qualunque natura essi siano, possono incidere favorevolmente nelle scelte e nel decorso della vita…Di non minore importanza, è la capacità di affrontare la vita con ottimismo e fiducia nel prossimo, anche se bisogna riconoscere che questa fiducia è messa, molte volte, a dura prova»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *