Lazza

Il diavolo della Zona 4 e la Madonnina

by Francesco Scossa

Di quello che pensi sul conto di Jacopo Lazzarini, in arte Lazza (Facebook, Instagram), lui se ne fotte. Perché ad oggi è quasi ordinario, scontato, il fatto che un rapper sia tatuato, ma se invece a tatuarsi braccia e collo fosse un pianista? Mettiamo il caso che tu vada al Teatro dell’Opera per sentire Giovanni Allevi suonare, e magari arriva Giovanni Allevi con le braccia, le mani e il collo tatuati, quale sarebbe la prima cosa che ti verrebbe in mente? “… Sto cretino”.

Ecco, magari Giovanni Allevi non si è tatuato la fronte per evitare reazioni di questo genere, ma a Lazza l’opinione degli altri non è mai interessata, tant’è che si avvicina al mondo della musica prima come pianista e poi come rapper, avendo frequentato per diversi anni il conservatorio, dove era facilmente riconoscibile visto che ci andava vestito con baggy e bandana. E nonostante i tatuaggi sulle mani, spacca il culo sia con le rime che col piano e se ne frega della tua/mia/nostra opinione.

La sua carriera artistica non è tra le più lunghe, essendo nato soltanto nel 1994. Viene dalla Zona 4 di Milano, da cui sono usciti altri talenti come Rkomi, nuovo pupillo di Marracash, e nel 2012 pubblica il suo primo lavoro, “Destiny Mixtape”, con la Zero2, nella quale era presente anche l’amico di una vita Giaime. Il secondo tape è “K1”, che vanta la collaborazione di Emis Killa, che restituisce il favore ospitandolo su due tracce di “Keta Music 2”: tra le due, merita una menzione particolare B.Rex Bestie, perché in questa ha evidentemente copiato una barra che aveva già scritto Ensi in Big!, pezzo contenuto nel “Ragazzo d’oro” di Guè Pequeño: quando uscì il disco ero particolarmente sensibile su ‘ste cose e ci misi davvero poco ad etichettarlo come biter, ma dopo mi sono ricreduto. Come diceva Lowell, solo gli idioti e i morti non cambiano mai idea.

Nel 2016 fa uscire diversi freestyle, tra cui Bisturi o Wall Street, in cui dimostra di essere potenzialmente un libero, nel senso calcistico del termine, essendo in grado di rappare e allo stesso tempo di produrre, ed entrambe a livello altissimo; produrre tra l’altro col piano. Pubblica diversi freestyle fino a quando non viene contattato da Real Talk, un format che mette in luce giovani rapper facendoli performare su diverse strumentali prodotte ad hoc per loro. La situazione si scalda, perché la performance di Lazza era fino a qualche mese fa il video più visto in assoluto tra tutti quelli caricati su YouTube da Real Talk (3 stagioni da circa 10 episodi ciascuna), con due milioni e mezzo di visualizzazioni, e senza scrivere quasi nulla di nuovo, perché quello che rappa a Real Talk è nient’altro che il remix dei suoi freestyle.

La partecipazione gli offre una notevole visibilità, e lui prende la palla al balzo pubblicando ad aprile del 2017 il suo primo disco ufficiale, Zzala, uscito ad aprile del 2017, titolo al riocontra tipico dello slang milanese, detto in francese verlan, come a sottolineare la propria appartenenza, e lo pubblica proprio nel momento di massima visibilità proprio per dimostrare di essere in grado di gestire la pressione mediatica a cui è espsto. In 12 tracce e mezz’oretta mette nero su bianco il suo talento al microfono, dagli incastri fino alle produzioni, perché il disco di Lazza è prodotto principalmente da Low Kidd, membro del 333 Mob, di cui ovviamente fa parte anche lo stesso Lazza, dal pianoforte di Ouverture, (di Chopin), alla strumentale di Maleducati, il mio pezzo preferito del disco, soprattutto per una frase:

“… Frate il giorno che divento ricco, son sicuro te ne accorgi quanto prima

Se fai un giro in Duomo c’è una statua di mia drema in oro al posto della Madonnina …

in cui è evidente tutta la voglia di rivincita che c’è in lui, passando da essere quello che ti scrocca le sigarette perché sta senza una lira a quello che mette una statua della madre in oro al posto del simbolo più rappresentativo di Milano, un po’ come se Jay-Z volesse sostituire la Statua della Libertà con una della madre.

Il 2017 è l’anno in cui dimostra a tutti di saper sia rappare, ma soprattutto di saper anche produrre, perché Disgusting di Ernia è prodotta da Lazza, perché Passepartout di Nitro è prodotta da Lazza, perché Lunedì di Salmo è co-prodotta da Lazza. E tutte e tre le basi sono clamorosamente potenti.

Nell’estate 2018 pubblica Porto Cervo, in cui parla di una scena che ha vissuto in prima persona proprio a Porto Cervo, in cui la gente lo aspettava fuori da una boutique, tra le più note al mondo, per fare delle foto, situazione un po’ paradossale per uno che neanche tre anni fa era praticamente uno sconosciuto. Il pezzo inaspettatamente mette in mostra tutte le doti di Lazza, che riesce a fare un pezzo praticamente estivo, con un suono afro e riuscendo a mantenere tutto il suo knowledge.

Porto Cervo è solamente il primo estratto dal nuovo disco di Lazza; il secondo è Gucci Ski Mask, con la collaborazione di Guè Pequeño e la strumentale di Low Kidd: cosa potrebbe uscire da due dei più cafoni presenti sull’intera penisola? Esatto, una delle potenziali hit da club dell’estate 2019. Prima dell’uscita di Re Mida però, non ha resistito a pubblicare un terzo estratto, Netflix, dalle sonorità molto più vicine a quelle di Porto Cervo che a quelle di Gucci Ski Mask e in cui a tratti riprende dei flow paragonabili a quelli di Drake in In My Feelings (si, quella che fa “Kiki, do u love me?”)

Re Mida viene pubblicato il 1° marzo 2019, è prodotto esclusivamente da Low Kidd e dallo stesso Lazza, e vede la collaborazione di tre dei pesi massimi della scena italiana, Fabri Fibra in Box Logo, Guè Pequeño in Gucci Ski Mask e Luchè in Iside, oltre agli amici di una vita Izi, ospitato sul microfono in Cazal (che io non avevo idea di cosa fossero, fino a quando ho scoperto che il pezzo parla di occhiali da sole), Tedua in Catrame e Giaime in No Selfie.

Sin dal primo ascolto è evidente come Re Mida sia un melting pot perfettamente dosato, passando da pezzi come Box Logo con Fabri Fibra, un’ibrida trap, a Re Mida stessa, una traccia puramente rap e che a tratti rasenta l’old school, passando per Desperado, un pezzo molto più fresco ed estivo, 24H, che parla di quanto la sua vita sia cambiata velocemente in così poco tempo, fino ad Iside e Gucci Ski Mask, le cafonate preannunciate rispettivamente insieme a Luca Imprudente e Cosimo Fini, meglio conosciuti come Luchè e Guè Pequeño. Senza sparare a zero su tutti i pezzi, a mio parere sono proprio due di quelli sopra elencati che meritano una nota particolare: Re Mida e 24H, due facce della stessa medaglia.

Se in Re Mida Lazza si sente per una volta appagato del risultato, in 24H si guarda indietro, un po’ come nella hit estiva Porto Cervo. Se in Re Mida si guarda intorno, facendo cercando di capire cosa ha guadagnato e cosa ha perso, in 24H nota le differenze tra quello che c’era prima e quello che può fare ora. Tra tutte è la rima:

“… Non fermano il diavolo che ho dentro questi Kingpin …”

Paragonandosi al supereroe Marvel Daredevil e non solo per questa rima, ma in tutto il pezzo, riesce a far emergere lo stesso sentimento che esprime il Diavolo di Hell’s Kitchen, sentendosi da solo contro tutti, compreso sé stesso, mantenendo l’attaccamento alla sua gente e sapendo di essere un predestinato grazie al suo “dono”: sia Lazza che Murdock spaccano la faccia alla gente, il primo col rap, il secondo con le mani.

In 24H emerge un altro lato di Lazza, timorato da un certo punto di vista di quello che sta succedendo attorno a lui:

“… ora che sono speciale per tutti mi vengono dubbi è normale,

chissà se la mia importanza è rimasta pure per mio padre e mia madre …”,

da una parte contento di quello che sta diventando grazie alla musica, ma allo stesso tempo con un occhio critico verso quello che succederà una volta che sarà completamente distaccato dalla quotidianità, da una vita “normale”, tant’è che già da ora si fa i conti in tasca e dice:

“… Magari bastassero un paio di zeri a ridarmi il tempo che ho perso …”

come per dire che sì, il successo, le serate, i soldi, gli sfizi, ma dopotutto è un dare e un avere, e sicuramente qualcosa ha perso e/o perderà. Un po’ come Re Mida, che all’inizio era completamente attratto dal suo dono, trasformare tutto quello che toccava in oro, ma ben presto si accorse che più che un dono di Dionisio era riuscito a farsi regalare una bella maledizione, non riuscendo neanche a sfamarsi. Forse è anche questo il motivo per cui il disco si chiama Re Mida, essendo cosciente del fatto che il successo porta spesso ad altre mancanze.

In conclusione, si può dire come Lazza abbia tutte le carte in tavola per diventare il nuovo Re Mida (nel senso buono) della scena rap italiana, essendo in grado di innovare continuamente sia sul lato dei testi che quello delle strumentali, ma spero più che diventi il Diavolo della Zona 4, il primo Diavolo con un occhio di riguardo per quella Madonnina in cima al Duomo.

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