Naturalmente artistico

Hunting Pollution

Il murales sostenibile più grande d’Europa

by Alessandro Nicolai

Sin dalle sue origini, il Graffitismo ha rappresentato una corrente artistica che ha costituito motivo di enormi divisioni all’interno dell’opinione pubblica contemporanea: molti ne hanno evidenziato gli spunti più prettamente estetico-narrativi, altri invece ne hanno fortemente discriminato, rispetto alle forme canoniche di rappresentazione, la sua “popolarità”, in senso dispregiativo,  e l’incontrollato sviluppo che ha cambiato la fisionomia degli edifici cittadini. Lungi da me voler entrare nel dibattito: non ho gli strumenti e le competenze ne’ tantomeno la passione per ergermi a paladino di una delle due fazioni.

Quello che voglio piuttosto evidenziare è la possibilità di conciliare gli acerrimi rivali e per farlo voglio prendere come esempio lampante un recente murales apparso sulle mura di una costruzione vicino la mia abitazione a Roma. Prima però una precisione terminologica: murales e graffiti sono due cose diverse.  Con il termine murales ci riferiamo a pitture realizzate su supporti in muratura; con il termine graffiti, invece, intendiamo dei disegni composti più da scritte e da parole in origine, che solo successivamente hanno iniziato a comporsi con disegni di persone e cose. Dunque, sebbene siano due concetti distinti, nell’immaginario comune vengono gettati in un calderone comune e additati nel bene e nel male indistintamente delle caratteristiche di cui sopra.

Come dicevo,  ho deciso di prendere ad esempio un murales per trattare in senso lato della compatibilità tra street –art, decoro pubblico e ambiente. Oggi parliamo di come le forme artistico-espressive  considerate da sempre come icone di inquinamento possano invece rappresentare per la realtà urbana  un “polmone verde”.

Nel cuore di via Ostiense, in zona Piramide, è stato inaugurato lo scorso fine ottobre il più grande murales ecosostenibile d’Europa, dal titolo “Hunting Pollution”. L’opera è stata realizzata con vernici cento per cento ecologicamente sostenibili, dalle caratteristiche purificatrici dell’aria: un murales, firmato da Federico Mazza aka “Jena Cruz” e dalle dimensioni di mille metri quadrati, in grado di ripulire l’aria come un bosco di 30 alberi. Fantascienza? Non, pura realtà.  Allora viene da chiedersi come sia possibile tutto ciò. La risposta risiede nelle peculiarità della pittura “air lite” in grado di operare da mangia-smog. La sostenibilità traspare inoltre sul soggetto stesso dell’enorme quadro: sull’edificio viene infatti rappresentato un airone a caccia in un mare inquinato. L’immagine è in evidente contrasto con il contesto: delle acque inquinate in grado di assorbire i gas nocivi di uno degli incroci più trafficati di Roma.

All’inaugurazione erano presenti molti esponenti istituzionali, a maggior dimostrazione del fatto che queste frontiere rappresentano una concreta prospettiva  percorribile per la nostra realtà urbana. “Nel Piano dell’Aria che firmeremo con il ministro Costa sono previsti degli incentivi affinché si utilizzino nelle ristrutturazioni anche nuove tecnologie a sostegno a tutto ciò che è efficientamento energetico” ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Già negli anni passati, noi abbiamo fatto su 160 edifici pubblici, scuole, asili nido e altri manufatti – ha aggiunto – lavori di efficientamento. Questa è una nuova frontiera molto bella, che in parte già usiamo, ma metterlo a sistema porterà sicuramente dei risultati. Il murales inaugurato oggi (ndr. 26 ottobre) è un bellissimo segnale per Roma si mobilitano in questo caso un’impresa, l’associazionismo, chi crede nella vita e nell’ambiente, indica le tante cose che si possono fare. Quindi, chapeau: è un bellissimo segnale di speranza”.

Insomma, l’arte e l’ambiente non sono realtà alternative ma complementari. Questo esempio è solo una delle possibili misure del rapporto tra “bello” ed ecologico. L’estetica è qualcosa che non solo non esclude la sostenibilità ma anzi è qualcosa che può incoraggiarla.

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