Netflix e i giovani

Lo specchio del nostro modo di vedere il mondo

by Leonardo Cinotti

A chi di noi non è mai capitato di finire una puntata di una qualsiasi serie Netflix alle 3 e mezza di notte e di chiedersi, guardando l’orologio con uno sguardo tra l’ammiccante e il devastato dai sensi di colpa, se non fosse il caso di smettere di guardare puntate a manetta per andare a dormire, in modo tale da riuscire a svegliarsi ad un’ora decente per poter studiare e pulirsi almeno parzialmente la coscienza?

Immagino a tanti di noi, con me assolutamente e irrimediabilmente compreso.

E quanti si sono risposti autoconvincendosi “Cosa cambiano 40 minuti in più?! Tanto vale che mi vedo un’altra puntata, almeno vado a dormire più contento”? Credo altrettanti di noi.

Optiamo quindi per perseverare davanti allo schermo, felici di aver preso una decisione che rende un po’ più gioiosa la nostra nottata.

Quello che poi ci dimentichiamo è la fatica per svegliarci la mattina seguente, i sensi di colpa per non essere lucidi e per non riuscire a studiare al meglio ed essere super operativi e super efficienti come sembra che tutte le persone del mondo (tranne noi) siano.

In realtà non è così: siamo tutti sulla stessa barca (almeno noi giovani).

La nostra generazione infatti ha completamente rivoluzionato e modificato il modo di usufruire di contenuti streaming e multimediali.

Ci piace “abbuffarci” di serie Tv. Non possiamo più tollerare il dovere aspettare una settimana per vedere la puntata seguente, e di conseguenza pratichiamo senza freni e senza inibizioni il Binge Watching, ossia questa pratica che consiste nel guardare tante puntate di una serie Tv consecutivamente e senza soste.

Incredibile ma vero, siamo la generazione del “tutto e subito” anche nel semplice contesto dell’intrattenimento multimediale.

È sufficiente farsi un giro su Google per leggere tantissime statistiche che non fanno altro che dimostrare quanto le nostre esigenze e le nostre preferenze siano mutate e siano completamente diverse rispetto a quelle delle generazioni precedenti.

Non solo ci piace guardare tutto e subito, ma pretendiamo ed esigiamo serie più complesse, con sceneggiature e trame arzigogolate, quasi cervellotiche, con personaggi pieni di problemi ed ansie. Quasi come avessimo la necessità impellente e inconscia di immergerci, quindi immedesimarci, in questo mondo fittizio.

È forse un caso che per più di 40 anni le serie che hanno riscosso maggiore successo siano state Happy Days e Friends, che, per carità, hanno segnato un’epoca comportando anch’esse rivoluzioni culturali non indifferenti, ma che, in ogni caso, in quanto a trama, sceneggiatura e profondità dei personaggi sembrano scritte per ragazzini di 13 anni? Ovviamente no.

Quelle serie erano perfette ed adatte per il pubblico di allora: generazioni di giovani che avevano oggettivamente meno pensieri di quelle che hanno i loro coetanei di oggi, schiacciati dalla pressione di una società super efficiente e super esigente nei loro confronti, oppressi dal costante confronto con il mondo attraverso la finta finestra dei social network e devastati dalle conseguenze di una crisi economica che ha reso complicato e difficile fare tutto, perfino uscire la sera per una semplicissima pizza con gli amici.

Sarà anche in questo caso una pura coincidenza, statistiche alla mano, che la generazione dei millennials sia meno avvezza ad uscire la sera? Assolutamente no.

Possibile mai che tanti ragazzi preferiscano stare a casa, comodi, senza problemi a vedere le loro serie preferite, magari anche in compagnia, piuttosto che uscire a fare qualsiasi altra cosa? Ebbene, stando ai numeri, è proprio così. Uscire e muoversi infatti, oggi come oggi, ha un costo maggiore sia in termini economici che in termini di stress, e questo non va dimenticato.

La nostra realtà è oggettivamente più difficile e meno agevole di quella dei nostri genitori (intendo in generale, non intendo fare paragoni specifici).

E il fatto che per noi sia complesso e faticoso fare qualsiasi cosa, dal semplice prendere il patentino del motorino, al dover consegnare le pizze a 3 euro all’ora per non potersi poi permettere una birra con gli amici la sera, al dover implorare per trovare un lavoro dopo aver preso 3 laure e 2 master, ci porta ad essere più esigenti rispetto alle realtà in cui ci immergiamo per “diletto”.

Le serie tv che vogliamo vedere rispecchiano quindi la complessità e le ambiguità sociali, culturali e sessuali che caratterizzano la nostra generazione. E il modo di vederla (Full immersion o più tecnicamente Binge Watching) rispecchia a sua volta il modo in cui noi siamo portati ad affrontare tutta la nostra vita (scolastica, universitaria e lavorativa) ossia: tutto e subito.

Sarà una colpa? Tutto ciò è positivo o negativo? Non ho una risposta, ma sicuramente stasera inizio l’ennesima serie su netflix. E voi?

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