Non può piovere per sempre

Se il rap italiano fosse un film, Salmo sarebbe Alex Proyas.

by Francesco Scossa

1° parte – Introduzione

Prego sedetevi comodi, sta cominciando lo show”: così esordisce Maurizio Pisciottu, noto ai più come Salmo, da poco fuori con il suo nuovo disco, Playlist.

Già dal titolo il concept è facilmente interpretabile, fondamentalmente è una playlist. Non ha un filo conduttore come quello che sta dietro al viaggio sulla 68 di Ernia (vedi à Sliding Doors), ma è più un grande calderone in cui si può trovare tutto, dal pezzo che spacca l’impianto, Ho paura di uscire, Sfera Ebbasta, il pezzo romantico, Il cielo nella stanza, un minuto e mezzo di Salmo che suona la batteria e il pezzo introspettivo, che a mio parere è praticamente il pezzo più “denso” che abbia mai scritto, Lunedì. La cosa di fatto che lascia più spiazzati del disco è proprio il pezzo romantico, perché se hai la minima idea di chi sia Salmo, almeno per come lo vedo io, non me lo sarei mai aspettato: diciamo che, a grandi linee, non è un giurista ecco.

Salmo, all’anagrafe Maurizio Pisciottu, nasce a Olbia in un bel giorno del 1984 (ti dice niente? à Salmo – 1984); a 13 anni inizia a scrivere le prime rime, fino a quando fonda i Premeditazione e dolo e pubblica l’omonimo disco: “disco” è un parolone, nel 1999 giravano ancora le cassettine che riavvolgevi con la matita, ma questo non è importante, l’importante è che nel frattempo, data l’ascesa di Salmo, quello è un “disco” che oggi non lo trovi neanche se lo chiedi a Salmo stesso. Successivamente pubblica altri lavori, Sotto pelle e Mr. Antipatia, chiarissimo riferimento a Fabri Fibra, da cui almeno inizialmente ereditato la caratteristica che per prima emerge leggendo i testi di Fabrizio Tarducci, ovvero una stratificata serie di disturbi mentali. Contemporaneamente alla strada intrapresa con la scrittura di testi, Salmo percorre una strada parallela, che poi riuscirà meglio di chiunque altro a far incrociare col rap, il metal: fonda gli Skasico, con cui pubblica tre album, e altri due gruppi di cui mi sfugge il nome.

La situazione inizia a scaldarsi fino al 2011, quando decide di pubblicare un album da solista, The Island Chainsaw Massacre, chiaro riferimento al film del 1974 The Texas Chainsaw Massacre, meglio noto in Italia come Non aprite quella porta: se ve lo state chiedendo, si, Non aprite quella porta è una storia vera. Già dal titolo del disco si capisce come non parlerà di fiori di pesco e colline verdi, ma piuttosto è uno schiaffetto correttivo alla scena rap italiana, che in quel periodo viveva un vero e proprio holodomor, fatta eccezione per i Club Dogo e Fabri Fibra, che l’anno precedente fecero uscire rispettivamente Che bello essere noi e Controcultura. TICM è il primo esperimento nel rap italiano in cui vengono fusi due generi diametralmente opposti, il rap e il metal: un chiaro esempio ne è Vuoto, oppure Street Drive-In.

L’anno dopo firma con l’etichetta di Guè Pequeno e DJ Harsh, Tanta Roba. Per dimostrare che con TICM non era stato solamente fortunato, decide di scrivere, in una settimana (168 ore), un secondo disco: una cosa del genere, fino ad allora, era riuscita solamente ad un certo Tupac Amaru Shakur con The Don Killuminati: The 7 Day Theory. Il secondo disco viene chiamato Death USB, al suo interno ha collaborazioni del calibro di Primo Brown (Cor Veleno), Ensi, Fritz da Cat, e DJ 2P, ed è la consacrazione di Salmo sulla scena rap nazionale: una parola a parte la merita Il pentacolo, in cui Salmo parla del suo patto col diavolo (diavolo = etichetta discografica). Forte della sua ultima fatica, decide di andare come sempre contro corrente, e che fa? Fa quella che, se l’avesse fatta qualsiasi altro personaggio pubblico, sarebbe stata la sua condanna, ovvero fondare una label, la Machete Empire Records, insieme ai suoi due amici di sempre, En?gma ed El Raton, ma dato che Salmo è il Bastian Contrario del rap italiano e fa bene a farlo, tutto quello che tocca diventa oro, motivo per cui la Machete ha pubblicato tre mixtape di successo nazionale è ancora ad oggi una delle realtà più importanti sulla scena.

Nel 2013 pubblica Midnite, l’ennesima prova del fatto che Salmo è in grado di reinventarsi continuamente e di rimanere ogni volta sulla cresta dell’onda, con suoni sempre nuovi e testi del tutto lontani dai cliché del rap. Ovviamente, dato che ogni volta riesce a superarsi, non poteva non farlo con Hellvisback, pubblicato nel 2016: molto si è detto sul titolo del disco, dal richiamo ad Elvis (Hellvisback) al 5° girone dell’inferno, quello degli iracondi, (Hellvisback), ma in realtà lo stesso Salmo disse in un’intervista che il titolo del disco era dovuto al concetto di rapportare un personaggio di un’altra epoca e rapportarlo al suo mondo. Nel disco ci sono tre collaborazioni, ovvero Victor Kwality, SBCR (The Bloody Beetroots) e Travis Barker, si proprio quello dei Blink-182. Dal 2016 Salmo tace e si dedica a tempo pieno alla stesura del suo nuovo disco, che poi è diventato Playlist: scusa il gioco di parole, ma qui sotto c’è la tracklist di Playlist.

 

  1. 90MIN (prod. Salmo & Ron “NEFF-U” Feemster)
  2. Stai zitto feat. Fabri Fibra (prod. Salmo)
  3. Ricchi e morti (prod. Salmo & Antianti)
  4. Dispovery Channel feat. Nitro (prod. Stabber)
  5. Cabriolet feat. Sfera Ebbasta (prod. Salmo & Charlie Charles)
  6. Ho paura di uscire (prod. Salmo)
  7. Sparare alla luna feat. Coez (prod. Low Kidd & Ceri)
  8. PXM (prod. Salmo)
  9. Il cielo nella stanza feat. Nstasia (prod. Salmo, 2nd Roof & Marco Azara)
  10. Tiè (prod. Salmo & Antianti)
  11. Ora che fai? (prod. Salmo, Frenetik & Orang3)
  12. Perdonami (prod. Tha Supreme)
  13. Lunedì (prod. Salmo, Frenetik, Orang3 & Lazza)

 

La prima cosa evidente, sin dalla tracklist, è che, nonostante i featuring di livello altissimo, come il mentore Fabri Fibra, il fratellino Nitro, l’enfant prodige della trap internazionale Sfera Ebbasta e Coez, il protagonista del disco è solo e soltanto Salmo. Nessuno può e/o riesce a togliergli la scena, neanche in un momento come questo, in cui ci sono artisti che, per rimanere sulla cresta dell’onda pubblicano 2/3 dischi l’anno e nonostante tutto lui decide di rimanere in silenzio per due anni tranne per l’uscita di Don Medellìn. La prova provata sono i circa 150 milioni di streaming del disco su Spotify, non contando quelle illegali avvenute su Telegram prima dell’uscita ufficiale del disco, oltre al fatto che per una (o due?) settimane tutti e 13 i pezzi del disco erano ai primi 13 posti della “Top 50 Italia” di Spotify. Tra le collaborazioni ci sono inoltre nomi come Ron Feemster, produttore d’oltreoceano per gente come The Game e Dr. Dre e in Italia per Marracash e Clementino, Antianti, bassista dei Linea 77, la coppia Frenetik & Orange e niente di meno che Lazza, che ha co-prodotto la base di Lunedì: che da uno come Lazza non te l’aspetti mai. Per farti un’idea di chi sia Lazza: Real Talk feat. Lazza.

La recensione della prima parte del disco verrà pubblicata lunedì 17 dicembre, in cui parlerò di Pif, dei Sex Public (si, è corretto) e del remix di Ho paura di uscire.

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