Overlord: SAO insegna

by Gianluca Strano

Overlord è una serie di light novel (scritta da Kugane Maruyama) figlia, sicuramente, della celeberrima Sword Art online.

La trama:

Anno 2126. Yggdrasil è una realtà virtuale MMORPG che, un tempo molto popolare, è ora sull’orlo della chiusura. Momonga, uno dei suoi giocatori più forti e famosi, esegue il login per l’ultima volta per assistere alla fine del servizio, ma durante il conto alla rovescia chiude gli occhi e ripensa a tutti i bei momenti passati con i suoi compagni. Quando li riapre, Momonga scopre che il logout non è avvenuto e che, anzi, egli stesso è stato catapultato nel gioco, divenuto ora un mondo reale a tutti gli effetti, sotto forma del suo personaggio, un lich (non morto) con grandiose capacità da mago. Tutt’altro che sconvolto, da questo momento in poi il suo unico obiettivo sarà conquistare il nuovo mondo in cui è rinato. (fonte: Wikipedia).

La trama risulta essere un forte richiamo alla più famosa opera di Sword Art Online, per quanto, di fatto, sebbene l’incipit della realtà che si mescola col videogioco sia fortemente condivisa, lo sviluppo è diametralmente opposto per cui, in questo caso, è il mondo video ludico a trasformarsi in realtà.

Il parere comune:

In questo caso, il parere comune è qualcosa di particolarmente oggettivo, difficile da contestare:
1.La trama convince (stranamente) più di quella di Sword Art Online, nonostante la premessa sia meno legata ad impellenze legate alla morte imminente e, chiaramente, l’atmosfera risulta fortemente più leggera.

2.I personaggi di Overlord hanno il giusto approfondimento, per quanto qui la sindrome di GoT sia molto forte.

3.L’apparato grafico pecca, in alcune istanze, di una pigrizia evidente.

La voce fuori dal coro:

Probabilmente non sarà molto fuori dal coro, ma c’è sempre qualcosa da aggiungere:

  1. Il fatto che la trama di Overlord sia stata accolta a braccia aperte è comprensibile, è probabile che l’atteggiamento ben poco pretenzioso (almeno ad uno sguardo superficiale) venga premiato da un pubblico “traumatizzato” da Sword Art Online, dove l’atmosfera va sempre più appesantendosi, andando a parare su tematiche anche pesanti, per cui un approccio canzonato viene visto di buon occhio. Qualcosa che in pochi hanno saputo ammettere è l’evidente assenza di un punto d’arrivo: quale sarebbe lo scopo finale? Dove vuole andare a parare? È evidente che “la conquista del mondo” sia solo la punta dell’iceberg, lo stesso protagonista viene scritto in modo tale da risultare insicuro (Kirito, sei tu?) riguardo al suo stesso scopo. La sotto trama dovrebbe essere legata alla ricerca dei suoi ex compagni di gilda ma, in tre stagioni, non c’è stato nessun accenno all’eventuale presenza di anche uno solo di essi. Resta degno di lode lo sforzo di creare un ambiente così credibile, in cui l’unica nota che stona è, giustamente, l’esistenza di questo estratto video ludico reso reale da chissà cosa (altro elemento da sviscerare in probabili stagioni future) e, ancora una volta, la formula del protagonista – fortemente antagonista – evidentemente più forte di chiunque altro funziona, apre la strada alle soluzioni più disparate. Inoltre, l’approccio pseudo razzista dei servi di Ainz Ooal Gown (il personaggio principale), che vedono gli umani come creature inferiori, pur essendo loro – in origine – figli del lavoro degli umani e, quindi, inferiori a loro volta, ricorda un po’ la saga delle formichimere di Hunter X Hunter (con tutte le distinzioni possibili ed immaginabili, il parere si limita alla premessa).
  2. Overlord si è presentato seriamente come una novità nella ripetizione, in cui una serie di accorgimenti rinfrescano tematiche come l’avventura, la diversità, la differenza di potere, le scelte imposte, la svolta di trama e così via. La stessa presenza di un intero esercito a disposizione, fedele a priori in quanto programmato per essere tale, da una misura delle possibilità che si sono aperte, ma questa è croce e delizia: i personaggi sono tanti, troppi, il che fa venire il dubbio e la voglia che, più o meno lentamente, diminuiscano, per far sì che l’occhio del pubblico possa focalizzarsi solo su quelli che sopravviveranno; questo anche in vista del fatto che Overlord sia improntato su una velocità non indifferente, per cui la caratterizzazione del singolo personaggio risulta impeditiva per le tempistiche, oltre che un rischio, visto che da un momento all’altro quell’elemento che sembrava potesse durare per altre otto stagioni muore quando meno te lo aspetti (III stagione). Insomma, l’intento di dare profondità a tutti c’è e, in alcuni casi, l’esperimento riesce in pieno ma, chiaramente, l’effetto imbuto servirà, presto o tardi, perché le fondamenta ormai sono state gettate, è il momento di fare sul serio
  3. L’apparato grafico è la vera nota dolente di Overlord: un contesto così colorato e vario da ricordare tanto la palette cromatica quanto quella architettonica di Dragon Quest, spesso cade su elementi centrali che, ad un primo sguardo, sembrano essere secondari, come gli sfondi o gli schizzi di scene riprese da lontano, in cui i disegni sembrano davvero quelli di un bambino alle prime armi, e il problema è che sia presente anche un genitore a dirgli “bravo”, senza tener conto del fatto che quel disegno sia una tavola ufficiale. Anche la sezione CGI ha delle pecche non indifferenti: se vuoi affidarti a quel tipo di tecnologia, fai in modo che si sposi almeno decentemente col resto; invece, in Overlord, quando la CGI fa le sue apparizioni, la si nota, spesso con disgusto, visto come risulta alienata dal contesto, con zampe che sembrano pattinare, in alcuni casi con l’assenza di un’ombra dinamica.

Parere finale:

In definitiva, Overlord convince sull’aspetto del racconto, per quanto sia evidente che ancora necessita del tempo per spiegarsi meglio; il racconto scorre fluidamente, specie dopo aver ingranato a dovere nella direzione giusta.

I disegni, a tratti belli, a tratti sconvolgenti, lo contraddistinguono e gli danno quel sapore amatoriale che può piacere o inibire (ma, nel 2018, sarebbe giusto e doveroso rischiare la pecca sull’inventiva, piuttosto che sul lato grafico).

In definitiva, 7.5/10.

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