Paandaa House

Paandaa House

Compaiono anche a Roma gli eco-raccoglitori

by Davide Schinella

Partendo dal Nord-Europa, passando per alcune zone d’Italia, fino ad arrivare a Roma: gli eco-raccoglitori sono ora realtà anche nella capitale.
E sono stati inaugurati nei giorni passati nei supermercati di Sant’Angelo Romano, Mentana e San Basilio.
Il meccanismo è semplice: prendete una bottiglia o un contenitore di plastica vuoto, schacciatelo e gettatelo presso la casetta Paandaa (questo il nome del franchising di eco-raccoglitori di cui parliamo) più vicina. Sarete ricompensati con un buono spesa da sfruttare all’interno del supermercato aderente.

E non solo, perchè attraverso accordi comunali Pandaa può offrire detrazioni sul pagamento della TARI. Basterà “comunicare” col cassonetto multimediale mostrando la tessera sanitaria, in modo che il sistema possa ricordare il vostro profilo e così ricompensarvi, secondo una premialità progressiva: più buttate, più guadagnate.Bene, penserete, quindi qualcosa per ovviare al problema plastica comincia a muoversi?
Sì, in un certo senso. Ma c’è un aspetto fondamentale da sottolineare.

Paandaa House, infatti, rappresenta una catena in franchising. Le aziende che vorranno chiedere l’installazione degli eco-raccoglitori dovranno dunque effettuare un vero e proprio investimento, e la somma di cui si parla (a partire da 20.000 euro, ndr) non è certamente di poco conto. Certo, a ben vedere, tale cifra è giustificata dai vantaggi che il meccanismo può portare: innanzitutto sulle casette Paandaa è installato un display da 27″ sul quale scorrono le pubblicità che l’azienda aderente ha deciso di promuovere; e, in secondo luogo, il sistema di premialità progressiva instaura un ciclo virtuoso: il cliente sarà, infatti, incentivato a fare la spesa nel supermercato dotato di queste isole ecologiche, poichè da queste, come detto, otterrà sconti ed agevolazioni da utilizzare all’interno del supermercato stesso.

La domanda, però, viene spontanea: quante aziende saranno disposte ad investire in questi eco-raccoglitori? È davvero questo il modo per risolvere il problema, sempre più serio, della plastica?

A parere di chi scrive, la risposta a tali quesiti è decisamente negativa.
Ferma restando la validità e l’utilità del meccanismo, sembra però difficile ipotizzarne una diffusione a macchia d’olio che riesca a risolvere i problemi.
E se l’esempio dei supermercati di Mentana, Sant’Angelo Romano e San Basilio dovesse rimanere isolato, torneremmo al punto di partenza.
Insomma, senza una diffusione capillare del sistema, non si va lontano.
Ed il problema permane. Anche perchè la questione della plastica nel mondo, soprattutto da parte dei governi, è inspiegabilmente sottovalutata. Nonostante le isole di plastica; nonostante le tartarughe marine soffocate dalle buste; nonostante i pesci si nutrano di microplastiche (che, conseguentemente, arrivano anche nelle nostre tavole); nonostante tutto, davanti a questo spettacolo raccapricciante, i governi, perfino e soprattutto quelli dei principali responsabili di tale scenario (Italia, Cina e America su tutti) rimangono a guardare, inermi.

E dunque viene da chiedersi: per quanto ancora il tema verrà accantonato? Per quanto ancora i rischi verranno sottaciuti? Per quanto ancora, ci sforzeremo di fingere che quello della plastica non sia un problema di primaria importanza?

La speranza è che qualcuno apra gli occhi il prima possibile e decida di intervenire seriamente, magari cercando, come paventato da molti, di risolvere a monte il problema attraverso l’impiego di materiali alternativi e sostitutivi della plastica, che siano eco-sostenibili e riutilizzabili. Oppure facendo in moto che gli eco-raccoglitori non rimangano eccezioni, ma diventino normalità.

Insomma, le soluzioni ci sono. Bisogna solo metterle in pratica, prima che sia troppo tardi. E sempre che non lo sia già.

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