Sliding Doors

Ernia

Cosa accomuna Kendrick Lamar, Gaudì e Alessandro Magno? Ernia.

by Francesco Scossa

 “ho trasformato paura in coraggio,

vedrai che ho scritto in 68,

questo qua è un assaggio”

Ernia chiudeva così il suo penultimo disco, Come uccidere un usignolo/67, e solo ora posso capire quanto aveva ragione. Lo diceva Caparezza, “… il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un’artista …”: sicuramente per Ernia è andata così, perché si sente che questo è un disco riflettuto, e studiato in ogni suo dettaglio, tant’è che un risultato del genere, per un 24enne che in due anni è stato proclamato come giovane più interessante d’Italia, è di fatto eccellente.

Ma prima di continuare, se conosci Ernia o se sai almeno per quale motivo 68 è paragonabile a DAMN. di Kendrick Lamar, attendi direttamente le “prossime puntate” alla tracklist, altrimenti, qui sotto trovi un breve riassunto della carriera di Matteo Professione, classe 1993, al secolo Ernia.

Era il 2012, Ernia si faceva chiamare Er Nyah e faceva parte della Troupe d’Elite, insieme a Fobia (oggi Ghali), Maite (l’autrice del ritornello di Chissenefrega dei Club Dogo) e Fawzi (producer). Ora, la Troupe d’Elite faceva schifo (vedi: Troupe d’Elite – Non capisco una mazza) ma, ancora non so il motivo, qualcosa me lo sono sempre aspettato da Ernia, l’ho sempre visto come una specie di talento inespresso. La Troupe d’Elite è affondata poco tempo dopo e con lei Er Nyah, finito a Londra a lavare i piatti e a condividere casa con “una croata un po’ matta”.

Tutto tace come in una poesia di Leopardi fino al 2016, quando Ernia pubblica Domani: da quel momento la sua carriera subisce un’ascesa esponenziale tra singoli e freestyle (Lewandowski, di cui ha registrato 5 episodi) fino alla pubblicazione di No Hooks, un EP di 4 tracce. La prima cosa che emerge da questo EP è che non ci sono ritornelli, da lì “No Hooks”, una scelta ardita per un 23enne su cui 730 giorni prima nessuno avrebbe scommesso una lira.

L’hype sale fino a quando arriva l’annuncio del primo “mezzo” disco: Come uccidere un usignolo, ovvero metà di Come uccidere un usignolo/67 e preludio del successivo 68: il titolo è un riferimento al romanzo di Lee, tradotto come “Il buio oltre la siepe” ma originariamente To kill a mockingbird, uccidere un usignolo appunto, in riferimento al periodo della Troupe d’Elite. Nel disco, a conferma del fatto che ormai Ernia è uno dei giovani più promettenti, ci sono collaborazioni con Guè Pequeno in Disgusting, Mecna in Tradimento (Il traditore) e l’amico Rkomi in Madonna, altro enfant terrible della “cantera” milanese.

Se con CUUU/67 Ernia è entrato di fatto nei salotti bene del rap italiano, con 68, dove come featuring è presente solamente Tedua e prodotto principalmente da Marz, oltre a Luke Giordano, Shablo, Zef ed Emyk ha trovato un posto a sedere, anche comodo. Qui sotto la tracklist.

 

  1. King QT (prod. Marz)
  2. 68 (Prod. Marz & Zef)
  3. Simba (prod. Marz)
  4. Domani (prod. Marz & Shablo)
  5. No Pussy (prod. Marz)
  6. Tosse (La fine) (prod. Marz)
  7. Bro (feat. Tedua) (prod. Marz)
  8. Paranoia mia (prod. Marz, Luke Giordano & Emyk)
  9. Sigarette (L’inizio) (prod. Marz)
  10. QQQ (prod. Luke Giordano)
  11. Un pazzo (prod. Luke Giordano)
  12. La paura (prod. Zef & Marz)

 

Il disco di Ernia altro non è che un disco al contrario, in cui l’ultima traccia è in realtà la prima, esattamente come l’ultimo di Kendrick Lamar: in DAMN. il disco inizia con BLOOD, ovvero una scena onirica in cui Kendrick chiede ad una donna cieca (trasfigurazione della dannazione eterna) che cammina su e giù sul marciapiede, se può aiutarla a cercare quello che ha perso; la donna gli risponde che si, può aiutarlo, perché sta cercando proprio la vita di Kendrick, e si chiude con DUCKWORTH., ovvero una riflessione di K-Dot (Kendrick Lamar) su come sarebbero andate le cose se Top Dawg, un rapinatore che oggi è il produttore discografico proprio di Lamar, avesse ucciso Ducky, ovvero il futuro padre di Lamar, durante una rapina nel fast food dove Ducky lavorava. Ora, io il disco di K-Dot l’ho ascoltato, ma lungi da me l’idea anche di provare a recensire il disco più criptico dell’unico rapper in grado di vincere un Pulitzer. Ernia oggettivamente è più alla mia portata.

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