Spread? Who cares?!

Spread

Chiarimenti sull’importanza della parola più usata del momento

by Gianmarco Bartolomucci

Ormai sono anni che uno dei termini più utilizzati dai personaggi televisivi che ogni giorno popolano i nostri salotti è “Spread”.

Sin dall’inizio non è stato molto chiaro cosa fosse, tanto che anche i personaggi più illustri del panorama italiano l’avevano associato ad una cura miracolosa per l’acne.

Poiché seguendo questa scia non sono riuscito a risolvere il mio fastidiosissimo problema con i brufoli, ho deciso di informarmi per capirne qualcosa di più.

Lo spread (differenza o allargamento in inglese) con i bund tedeschi, è uno degli indicatori più usati per valutare la crisi italiana. Quest’indice è considerato infatti un indicatore della capacità di un paese di restituire i prestiti.

Lo stato italiano, per esempio, ha moltissimi debiti, costituiti sostanzialmente da tutti i titoli di stato (Bot, btp ecc.) emessi in cambio di soldi presi in prestito da cittadini, banche e altri paesi. Ma oggi l’Italia è da questo punto di vista meno credibile (è stata recentemente degradata da due agenzie che valutano le capacità dei debitori di rendere i soldi) e per far acquistare i suoi bot deve offrire interessi sempre più alti.

E siccome lo spread è la differenza di rendimento tra i titoli di Stato (come i btp) italiani e quelli tedeschi (“bund”), meno l’Italia è credibile, più alti sono gli interessi che deve pagare per avere prestiti e più aumenta lo spread con i titoli tedeschi, giudicati molto affidabili.

Pagare alti interessi può infine avere come conseguenza l’impossibilità di ridurre i debiti, il che farebbe di nuovo crollare l’affidabilità del paese, in una spirale sempre più inarrestabile.

Anche se dalle mie prime ricerche avevo capito che non fosse un bene avere uno spread troppo alto, accendendo la televisione mi sono rasserenato, vedendo come la classe politica italiana, la guida del nostro paese, evidenziasse come fosse tutta una montatura e che non dovevamo assolutamente curarci di questi numeretti.

Fiuuuu, ho tirato un sospiro di sollievo, ma subito dopo mi è tornata la pulce nell’orecchio e ho continuato a cercare informazioni, questa volta dal punto di vista quantitativo.

Quello che è alla base dell’efficienza di un’azienda è la capacità di creare valore, che è determinata da diversi indicatori come il ritorno sugli investimenti, la crescita o il tasso d’interesse privo di rischio (Risk-free rate). Tra questi uno dei più importanti, è il premio per il rischio (Risk Premium), che è la remunerazione che un investitore deve avere per sostenere un investimento rischioso.

Solitamente il Risk-Premium è tra quelli meno considerati tra gli indicatori che determinano la creazione di valore per un’azienda, perché molto difficile da calcolare, dipendendo da variabili difficilmente quantificabili come l’avversità al rischio del singolo investitore. Un fattore che però è determinante per il Risk-Premium è il tasso di rischio associato allo Stato in cui l’azienda opera, che, colpo di scena, è proprio il nostro amato Spread.

Per cui uno spread molto alto contribuisce ad aumentare il rischio associato allo Stato e di conseguenza a distruggere la creazione di valore delle singole aziende, impattando l’intera economia dello Stato.

Conclusione anche dal punto di vista di formule e numeretti, più lo spread basso e meglio stiamo.

Arrivati a questo punto, immagino che leggendo questo articolo vi sia venuta un po’ di ansia, è normale, ma fate come me, accendete la TV e fatevi rasserenare da questi simpatici bontemponi, che incredibilmente riescono sempre a dirti quello che veramente vorresti sentire, Grazie Ragazzi!

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