Strade di plastica

Stralvolto il concetto di strada convenzionale, ci dirigiamo (su strade di plastica) verso il futuro

by Davide Schinella

Sono circa 45 milioni i kilometri di strada che attraversano la superficie della Terra, e miliardi sono i mezzi e le persone che quotidianamente le percorrono. Esse sono costituite normalmente per il 90% circa da roccia, sabbia e calcare, e per il 10% da bitume e quindi da fonti fossili decisamente inquinanti.

A questa prima problematica relativa all’impatto ambientale, va aggiunto poi il progressivo ed inesorabile degrado del manto stradale, sia per gli alti traffici che questo è costretto a sopportare, sia per l’inadeguatezza degli interventi di manutenzione/riparazione, per i quali servono risorse economiche spesso mancanti o che comunque, incomprensibilmente, si preferisce non investire in questo fondamentale settore.

Sarebbe, dunque, il caso di modificare il concetto di strada. Anche perchè di alternative al classico manto stradale ce ne sono.
Una, in particolare, di cui parliamo oggi, nasce dall’idea di Toby McCartney che con la sua azienda, la MacRebur, produce uno speciale tipo di asfalto attraverso l’impiego di plastica riciclata, in tal modo tentando di risolvere, con una sola risposta, un duplice problema: da un lato, ridurre l’inquinamento prodotto dalla plastica, utilizzandola per la produzione di strade; dall’altro rendere le stesse più economiche e più green sostituendo il 10% di bitume con un 10% di plastica riciclata.

Ed i vantaggi non si limiterebbero a questo. Perchè, a detta del suo ideatore, le strade in plastica sarebbero molto più resistenti rispetto a quelle costruite secondo il metodo classico.
Ciò potrebbe dunque portare a strade che durano più a lungo, e soprattutto composte da materiali riciclati, così riducendo, o addirittura eliminando, l’utilizzo dei combustibili fossili.
Il sistema brevettato da McCartney, è stato utilizzato in alcune strade di Londra, in particolare nel trafficato borgo di Enfield, ma l’eco-asfalto sembra pronto ad approdare anche in Italia.
Nel comune di Capannori, infatti, in provincia di Lucca, il progetto C4C, Collection for Climate, sarà pronto ad inizio 2019, e prevede la presenza dell’eco-asfalto su un tratto di via di Carraia, una delle vie più transitate del luogo.

L’asfalto sarà dunque realizzato con quelle materie plastiche che sarebbero altrimenti destinate a discariche o, sempre più frequentemente, oceani.
Si tratta senza dubbio di un passo importante ed ulteriore rispetto alla più semplice raccolta differenziata porta a porta che già vedeva protagonisti gli abitanti di Capannori e non solo, perchè in questo caso si prevede un vero e proprio re-impiego della plastica, a cui viene subito trovato un “nuovo lavoro”, senza passare per la fase della disoccupazione, pericolosa perchè potenzialmente, e nella maggior parte dei casi, infinita.

È, però, allo stesso tempo, un’iniziativa ancora isolata in Italia, peraltro in una fase sperimentale.
D’altronde la novità che essa porta non è di poco conto, dal momento che si propone di superare una tradizione secolare in materia di superfici stradali, attraverso l’eliminazione della percentuale di combustili fossili nella costruzione delle stesse.
Normale, quindi, che il sistema di McCartney vada sperimentato, testato ed attentamente valutato per accertarne l’affidabilità e la durata.
Ed il progetto C2C del comune di Capannori può essere indubbiamente importante in questa prospettiva, per iniziare a rispondere a questi e ad altri interrogativi e per capire se l’eco-asfalto diverrà normalità, sostituendo integralmente l’odierno manto stradale, o se rimarrà invece soltanto figlio di alcune iniziative sporadiche ed isolate.

Insomma, la strada è ancora lunga, e noi, da parte nostra, speriamo sia di plastica.

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