The great Gig in the Earth

THE GREAT GIG IN THE EARTH_SFONDO

Gig Economy: l’Economia dei lavoretti

by Davide Schinella

In motorino o in bicicletta. Con divise azzurre, fucsia, rosse o gialle. Con lo zaino in spalla, in giro per Roma, e più in generale per l’Europa, tra pizze, panini, frullati e sushi. Parliamo dei “riders”, i fattorini delle varie compagnie di delivery che sempre più prendono piede al giorno d’oggi.

Deliveroo, Glovo, Justeat, Foodora, Moovenda; aziende, o meglio, multinazionali, che sono ormai le principali artefici e le protagoniste di quel fenomeno di cui attualmente sentiamo spesso parlare e che va sotto il nome di Gig Economy.  Non fatevi ingannare dal nome apparentemente altisonante; la Gig Economy non è altro che l’Economia dei lavoretti, sviluppatasi e sviluppantesi in quest’epoca di crisi economica, che ha investito e continua ad investire soprattutto il settore del lavoro.

La Gig Economy propone, quindi, un modus operandi nuovo, diverso, alternativo, da una parte cercando di risolvere tale crisi, dall’altra, in un certo senso, aggravandola: niente più contratti a tempo indeterminato, niente più prestazioni continuative; bensì un sistema di lavoro on demand basato su contratti d’opera, caratterizzati, in quanto tali, dall’assenza di qualsivoglia vincolo di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore. Bene, penserete voi: il lavoratore potrà quindi decidere liberamente se e quando lavorare, senza che nessuno possa eccepire alcunché in merito.
Ed in effetti è così, ma è importante sottolineare alcuni aspetti ed alcune sfumature che cambiano, e non di poco, le cose.

E a tal proposito prenderemo ad esempio Deliveroo. La multinazionale di Matteo Sarzana si basa, come detto, su un contratto di prestazione d’opera che significa, o meglio significava visti i recenti cambiamenti, zero vincoli di subordinazione ed assoluta flessibilità nella scelta dei turni. Significava, appunto, perché da qualche mese a questa parte qualcosa è cambiato.
Anzitutto si è passati dalla paga oraria a quella a consegna, seppur (almeno attualmente e presumibilmente ancora per poco) con un “paracadute” costituito da un fisso garantito nel caso in cui non si raggiunga un determinato numero di consegne.

In secondo luogo, si è assistito ad una progressiva alienazione dell’azienda dalle esigenze dei propri occupati, sempre più lenta nel rispondere alle mail dei lavoratori e sempre meno disposta al dialogo ed alla risoluzione dei problemi di questi ultimi.
In terzo luogo, e cosa più importante, è stato modificato il sistema di prenotazione dei turni. Precedentemente il calendario era pubblicato su Staffomatic il lunedì e ciascun rider aveva tempo fino a giovedì mattina per dare le proprie disponibilità per la settimana successiva, le quali venivano confermate o meno secondo dei parametri per lo più sconosciuti, ma che comunque consentivano a tutti di lavorare un buon numero di ore settimanali. THE GREAT GIG IN THE EARTH_CENTRO

Ora, invece, il sistema di prenotazione risponde alla logica del “chi prima arriva meglio alloggia”: i riders, a seconda delle loro statistiche, hanno accesso, alternativamente, alle 11, alle 15 o alle 17 del lunedì. Le conseguenze e le implicazioni di tale metodo sono facilmente intuibili. Inevitabilmente, infatti, chi ha accesso alle 11 può prendere un alto numero di ore avendo tutto il calendario a disposizione; chi entra alle 15 trova le briciole lasciate da quelli delle 11, mentre agli sfortunati delle 17 resterà terra bruciata e saranno dunque il più delle volte costretti ad accaparrarsi qualche ora lasciata qua e là dai colleghi.

Ma, e qui il punto cruciale, da cosa dipendono le statistiche? L’area “statistiche”, presente nell’app del rider, consta di due voci: 1) affidabilità, espressa in punti percentuali, indice delle sessioni di lavoro che il rider ha prenotato e poi effettivamente lavorato, influenzata anche da eventuali ritardi; 2) partecipazioni durante le sessioni con maggiore richiesta di lavoro, ossia le fasce orarie dalle 20 alle 22 di venerdì, sabato e domenica; statistica questa, che prende in considerazione gli ultimi due weekend secondo il “sistema dei dodicesimi”: si avranno 12/12esimi qualora si svolgano, nelle ultime due settimane, tutte le fasce orarie con più richiesta di lavoro. E l’accesso alle 11, il solo che ad oggi offre la possibilità di lavorare veramente, può essere ottenuto quasi esclusivamente con 12/12esimi, perché già 10/12esimi, che significa aver saltato un solo giorno del weekend, può comportare l’accesso alle 15, mentre con 8/12esimi si rischia addirittura l’accesso alle 17, con le conseguenze viste in precedenza.

Ecco allora che la flessibilità tanto decantata dall’azienda viene meno con questo sistema di prenotazione che, di fatto, impone la presenza in determinati giorni ed in determinate fasce orarie. È vero, nessuno è obbligato e continua a non esister alcun vincolo di subordinazione; ma si è soggetti ad una sorta di tacito ricatto che dice: “se vuoi lavorare in maniera seria, devi lavorare il giorno x, y e z.” Con tanti cari saluti alla flessibilità.

Da ultimo, ma non certo meno importante, in un discorso più generale che supera i confini di Deliveroo e che coinvolge anche le altre compagnie di food delivery, è bene sottolineare che a braccetto con l’assenza di vincoli di subordinazione, sta l’assenza di qualsiasi diritto proprio del lavoratore subordinato: niente malattia, niente ferie pagate, nessun festivo diversamente retribuito, nessun contributo versato ed un’assicurazione dai contorni sfumati. Caratteristiche proprie del contratto d’opera, del resto. Ma, e vi lasciamo con tali interrogativi, siamo sicuri che si tratti davvero di un contratto di tale tipo? O, per meglio dire, in un’epoca di crisi come quella attuale, in un’epoca in cui la Gig Economy è in continua espansione e conta un numero sempre maggiore di “dipendenti”, non è forse il caso di intervenire con un tipo di contratto nuovo e diverso, che regolamenti in maniera adeguata queste nuove figure di lavoratori? O saremo destinati ad un futuro caratterizzato da prestatori d’opera, peraltro solo formalmente tali?

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