Tutto cambia perchè (qui da noi) nulla cambi

Racconto di un’Italia che è incredibilmente ferma mentre il resto del mondo corre

by Leonardo Cinotti

Quello che stiamo vivendo è un periodo davvero particolare. Stiamo assistendo, senza forse neanche rendercene pienamente conto, a stravolgimenti geo-politici ed economici, a di cambi di prospettiva e di paradigma senza precedenti.

Accadono e si susseguono, ad una velocità improbabile, eventi totalmente discordanti tra loro e di non facile interpretazione.

Eppure, nonostante questi grandi cambiamenti in corso nel mondo, che vanno dall’ assetto e dalla composizione della società in generale, fino all’ economia, alle nuove tecnologie, all’ informazione, agli stili di vita, non si sa bene per quale paradosso in Italia sembra tutto assolutamente e patologicamente fermo.

Dopo le elezioni politiche di quest’anno, sembra quasi che il paese si sia messo in stand-by, in attesa di non si sa bene cosa.

Il mondo va avanti: le due coree fanno la pace, la Siria viene bombardata, gli USA annunciano dazi, la Cina incorona a vita il suo nuovo imperatore, flussi migratori senza precedenti si spostano verso l’attico del mondo che è l’Europa.

Ma in Italia non succede e non si muove assolutamente nulla.

Nulla al di fuori delle consultazioni, da due mesi a questa parte, per la formazione del nuovo governo.

Per carità, tutto molto bello e a tratti appassionante.

È bello darsi del tempo per capire. È giusto prendersi tempo per cercare di trovare i numeri per formare un governo. È sacrosanto che ognuno rimanga sulle sue posizioni che chiaramente ritiene corrette. Per certi versi è anche interessante per tutti noi assistere a questo meraviglioso teatrino che si svolge nel triangolo dei palazzi del potere di Roma: incontri segreti e non, consultazioni ufficiali e ufficiose, telefonate notturne, Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, e chi più ne ha più ne metta.

TUTTO CAMBIA_CENTRO

Purtroppo, però, aldilà dei pochi aspetti positivi dovuti all’ intrattenimento da soap opera, tutto questo non fa altro che confermare la nostra assoluta autoreferenzialità.

Non si può pensare di affrontare uno scenario internazionale come questo concentrandosi solo ed esclusivamente sui veti, sulle esigenze e sui capricci di 4 leaders politici nostrani.

Sono passati due mesi dalle elezioni, e tanto per fare un esempio da nulla, noi ancora non sappiamo se il governo che arriverà (se arriverà, quando si degneranno di decidere) sarà un governo pro o contro l’Europa.

Siamo totalmente in balia degli eventi, o per usare la frase di Ultimo nella canzone che lo ha recentemente portato alle luci della ribalta, stiamo assistendo ad un vero e proprio “ballo delle incertezze”.

Purtroppo però nel nostro caso le incertezze non sono prettamente di stampo personale: sono collettive, politiche. Riguardano tutti noi, anche se sembrano profondamente distanti.

Di qui a poche settimane infatti, con i vertici europei di fine Giugno, L’Unione dovrà prendere scelte importantissime per il suo e per il nostro futuro, che riguardano non solo l’economia, ma anche l’assetto istituzionale della stessa Unione Europea.

Quando arriverà il momento di discutere le proposte franco-tedesche riguardo la più importante riforma dei trattati europei (che, per capirsi, sono un po’ come la Costituzione d’Europa) l’Italia come si posizionerà? Sarà per più Europa o meno Europa? E quando si dovrà approvare il bilancio europeo per i prossimi anni, ci sarà qualcuno con un forte mandato politico che lì su a Bruxelles, in sede Europea, sappia rappresentare realmente le nostre esigenze? L’Italia si schiererà con chi vuole una forte alleanza con la Russia o con quelli che vogliono rispettare e rafforzare il patto atlantico?

O meglio, riformulo la domanda per cercare di far capire meglio la questione: riuscirà la nostra eroina Italia ad essere minimamente rilevante nelle scelte che definiranno l’assetto mondiale per i prossimi trenta anni, o rimarremo muti spettatori di un bellissimo film che si chiama storia?

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