Vita da Teatrante

Teatro

La cura dei dettagli

by Ludovica Costantini

La cura dei dettagli è un dato cardine del mio mestiere.
Vorrei iniziare questo articolo spiegando a grandi linee in cosa consiste il mio lavoro. La mia persona è quella che nell’ambito teatrale chiamano il Jolly: saltello dalla console luci alla regia, dalla sartoria alla direzione di palco.Come dice il mio mentore “In questo mestiere bisogna saper far tutto” e io come una spugna provo, approfondisco e apprendo, facendolo mio in ogni sua sfumatura.
In tutti gli ambiti citati anche se molto diversi tra loro la cosa che li accomuna sono proprio i dettagli e oggi vorrei esporveli sotto ogni aspetto.

Nell’ambito del tecnico luci oltre alla parte dura, “maschia” del montaggio dei vari pezzi e il puntamento finale di esse, nel pratico, la parte più bella e divertente è quella della console: una piattaforma che varia tra piazzati, contro e ribaltine rendendo lo spettacolo la maggior parte delle volte unico nel suo genere.
Molte compagnie negli ultimi anni presi dalla foga delle nuove mode americane fanno gravitare la maggior parte dello spettacolo intorno all’utilizzo di luci particolari, sfruttando la figura del Lighting designer (colui che disegna il piano luci) con l’ausilio di un buon tecnico che invece mette in atto quello che è la parte pratico del lavoro.

I dettagli sono tutti ben studiati: la luce deve seguire l’attore in ogni suo movimento, deve saperlo ricoprire di un costume nuovo che si riflette sul pubblico come un’immagine forte, anche se soffusa. Bisogna saper spaccare il secondo, dall’ingresso in scena fino al “buio – luci” degli applausi finali.
Stesso discorso vale per il lato fonico, la voce dell’artista deve risultare limpida, senza screziature di alcun tipo o fastidi che possano crear disturbo allo stesso e al pubblico che lo guarda.
Anche la musica o gli effetti di scena insieme alle luci accompagnano il movimento dell’attore: ogni suo gesto, anche il più piccolo e impercettibile può determinare l’inizio o la fine della stessa scena. Un buon fonico conosce “i suoi polli”, li studia così da poterli sempre anticipare nei vari ostacoli che potrebbero presentarsi nelle repliche a seguire.

Come il fonico anche il sarto teatrale e il direttore di palco studiano la propria compagnia, con più intensità, dettata dal bisogno di sapere le abitudini di ognuno. Dalle cose più futili, come il conoscere le allergie alimentari, si passa al sapere con quale ordine l’artista indossa gli abiti di scena così da farli trovare già in posizione nei camerini fino al sapere quanto tempo l’attore X impiega per sistemarsi i capelli, truccarsi e sistemarsi le proprie vanità cosi da essere pronto al “Chi è di scena” tanto atteso.
Non è da sottovalutare anche un altro fattore molto importante: la sarta di compagnia è la mamma di tutti. Conosce talmente bene i propri “figli” da capire quando c’è un malumore, cosi da metterli in camerini distanti, sa bene quali simpatie ci sono in corso, così da poterli mettere nell’eventualità del caso negli stessi camerini, sa bene che se un attore ha un “giorno no” lei gli darà sempre una spalla su cui poggiarsi, una parola di conforto e perché no, fargli trovare un buon caffè o la propria cioccolata preferita pronto ad aspettarlo.

Come mi sento dire spesso, è vero, il mio lavoro è molto figo ma è altresì costituito da un grande studio che non finisce mai e di tanti dettagli che lo rendono a suo modo il più bel mestiere del mondo.

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