Voyager e la sua playlist per lo Spazio

by Edoardo Mataletti
Nel 1974, in Porto Rico, veniva trasmesso dal Radiotelescopio di Arecibo un messaggio in onde radio indirizzato verso un ammasso globulare nella costellazione di Ercole, contenente una serie di informazioni sull’essere umano e le sue scoperte scientifiche, trasmesse in codice binario, con l’intento di mettersi in contatto con una eventuale forma di vita civilizzata.

Tre anni dopo, quando nelle sale dei cinema di tutto il mondo era proiettato il primo “Guerre Stellari”, la NASA inaugurava il Progetto Voyager, un viaggio spaziale teorizzato dell’ingegnere Gary Flandro che scoprì un raro allineamento di pianeti che avrebbe permesso ad un’unica sonda spaziale di sfruttare la spinta gravitazionale per raggiungere l’estremità del sistema solare in tempi record.
Così la Voyager 1, per 40 anni, ha raccolto immagini e dati fondamentali per lo studio del nostro sistema solare, mostrando per la prima volta gli anelli di Saturno e la grande macchia rossa di Giove, e dopo aver analizzato il satellite naturale Titano, ha preso il largo verso lo spazio interstellare.

Voyager

Attualmente infatti la sonda, ancora in attività, ha raggiunto la cosiddetta eliopausa (una “bolla” di gas considerata il confine esterno del sistema solare) e continuerà a trasmettere dati verso la terra fino al 2025 circa, quando le batterie a plutonio che la alimentano si scaricheranno, a 25 miliardi di chilometri da qui.
Dopodiché la sonda fluttuerà nello spazio, rallentando progressivamente, finche’ non raggiungerà il campo gravitazionale di una stella diversa dal nostro Sole.
Nonostante la sua missione sia stata compiuta da un pezzo, la Voyager 1 non fu progettata solo per spirito di ricerca verso l’inesplorato, ma fu anche l’occasione per lasciare un messaggio al suo interno, avendo davanti a se migliaia di anni di navigazione verso l’ignoto.

Durante la fase di progettazione infatti un comitato presieduto da Carl Sagan (anche fondatore del progetto SETI per la ricerca di intelligenze extraterrestri ad

voyager-golden-recordArecibo) ha raccolto e inciso, su un disco in grado di resistere per miliardi di anni, una grande varietà di suoni naturali oltre che una selezione musicale e saluti di

abitanti provenienti da culture e paesi diversi. Sulla copertina è anche incisa una mappa per triangolare il sistema solare, le istruzioni per leggere il disco e altre informazioni fondamentali sull’essere umano.

Nonostante tutti hanno sempre sostenuto che il messaggio fosse qualcosa di simbolico più che un reale tentativo di contattare una forma di vita aliena, quello del ritratto dell’essere umano nella sua forma più pacifica e amichevole potrebbe essere frainteso, o tutt’al più non compreso affatto. E’ la tesi avanzata da due studenti dell’università dell’Ohio, che durante il meeting della “National Space Society” a Los Angeles, a riguardo del Golden Record hanno definito il disco “un bellissimo artefatto di come l’uomo vuole vedersi” ma altresì progettato per “essere compreso solo da forme di vita con capacità sensoriali tipiche dell’uomo”, motivo per cui le quasi due ore di discorsi, suoni e saluti possano “accumularsi in modo da essere interpretato come se fosse una discussione”, ammesso che possano sentire.
Insomma, i vari tentativi di rispondere al paradosso di Fermi potrebbero essere dei maldestri inciampi nella ricerca della vita extraterrestre che, almeno finora, non ha prodotto nessuna risposta.
Oggi possiamo sentire quelle incisioni sul profilo SoundCloud della NASA: ripropongono lo stesso messaggio del Presidente USA Jimmy Carter: “Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, cosi da poter vivere fino ai vostri.”
Da sempre, Per aspera ad astra.

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