We must be Heroes

La mancanza dell’eroe nella società attuale

by Gianmarco Bartolomucci

Il concetto di “eroe” nel passato era legato a una persona che aveva compiuto un atto coraggioso, straordinario e generoso, incluso il sacrificio della propria vita, volto a proteggere il benessere sia dell’individuo che della società.
Contrariamente, nella nostra generazione basata sulla comunicazione, sui social media e sulla tecnologia, la parola “eroe” ha perso il suo originario spessore semantico: i modelli promossi dalla società attuale, imitati dalla maggior parte delle persone, non sono improntati a l’idea primitiva di “eroe”, che assumeva un’accezione completamente positiva.

Infatti, oggigiorno tendiamo a definire “eroi” persone che di eroico hanno ben poco, ma che semplicemente vivono un diffuso successo mediatico, come i calciatori o gli influencer. Il problema gravita intorno all’eccessiva importanza che concediamo al giudizio altrui rispetto al nostro operato quotidiano. Quando vediamo una persona in pericolo, il gesto eroico dovrebbe essere quello di fare tutto ciò che è nelle nostre capacità per aiutare quella persona; ma molto spesso, invece, siamo più preoccupati che un atto del genere possa metterci “nei guai” o di poter dare alla società un’immagine negativa di noi stessi. Potrebbe accadere, per esempio, che un medico preferisca non intervenire in una situazione emergenziale perché l’eventuale fallimento potrebbe comportare una citazione in giudizio da parte della famiglia del paziente, compromettendo la sua carriera da professionista; per assurdo, la passività potrebbe risultare più allettante. O ancora consideriamo un migrante al largo della costa in fin di vita: anche se una politica migratoria, figlia di uno stato democratico di diritto, dovrebbe implicare il soccorso, una nazione potrebbe girarsi dall’altra parte per evitare possibili ripercussioni mediatiche interne e per non addossarsi le critiche delle fazione più ultranazionaliste.

Perciò quello che noi giovani in particolar modo dobbiamo fare è incentivare l’atto eroico, invece di contrastarlo, per raggiungere una società composta da molti piccoli esempi affinché gli tutti possano seguirli ed emularli.
Dobbiamo stimolare l’eccellenza, che va oltre la visione accademica e obsoleta dello studente curricolarmente perfetto, in quanto concetto troppo relativo, che non può essere obiettivo, ma solo un mezzo.
In questo modo, potremmo combattere l’egoismo senza scrupoli, pronto a sacrificare qualsiasi valore pur di raggiungere una asettica realizzazione materialistica. Dobbiamo prendere le distanze dal principio che i “buoni voti a scuola” implicano necessariamente una società migliore. Dietro un giudizio ci sono troppi fattori da considerare per definire una persona e il suo talento.

Noi di Sempre Positivi ci prefiggiamo di scardinare quest’assenza di solidarietà, con positività e amore.
David Bowie suggeriva che si può essere eroi. Ma erano altri tempi. Io vi dico che per cambiare il mondo abbiamo il dovere di cambiare noi stessi: questo è l’atto di eroismo più difficile, da cui può partire la nostra riscossa.

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